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Concessione di Indulto

Proposta di legge: Concessione di indulto (A.C. 525-bis)ed abbinate (A.C. 372 - 662-bis - 663-bis - 665-bis - 1122-bis - 1266-bis - 1323-bis - 1333-bis); ( 26-7-2006 Esame articoli - pagg. 110, 105, 109, 93, 76, 81 )

ELIAS VACCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi,

oltre alle argomentazioni che testé abbiamo ascoltato dal collega Boato e che, peraltro, sono assolutamente condivisibili, vorrei aggiungerne qualcun'altra, di merito, per spiegare le ragioni per le quali il gruppo dei Comunisti Italiani esprimerà voto contrario su questo emendamento. Il testo della Commissione, nel fissare al 2 maggio 2006 la data ultima entro la quale devono essere stati commessi i reati per i quali è possibile concedere l'indulto, tiene opportunamente conto del fatto che alcune leggi approvate nel corso della presente legislatura - in particolare, mi riferisco a quella che reca il nome di uno degli oratori che mi ha preceduto, l'onorevole Cirielli, alla cosiddetta legge Fini in materia di stupefacenti, che equipara le droghe pesanti a quelle leggere ed alla cosiddetta legge Bossi-Fini - stanno dispiegando i loro effetti nefasti particolarmente nel primo semestre di quest'anno.Pag. 77Se non ricomprendessimo nei tempi di applicazione dell'indulto il primo semestre di quest'anno, almeno i reati commessi fino alla data del 2 maggio 2006, praticheremmo una doppia ingiustizia. Infatti, in tal modo escluderemmo dal beneficio dell'indulto proprio quei poveretti dei quali abbiamo parlato a più riprese, cioè coloro, molto spesso giovani, che sono recidivi, certamente, e che hanno commesso reati in modo reiterato perché, magari, per due volte hanno rubato un'autoradio. Costoro, non potendo ottenere il riconoscimento delle attenuanti in misura prevalente e non potendo ottenere il riconoscimento della attenuante prevista dall'articolo 73, quinto comma, del decreto del Presidente della Repubblica n. 309 del 1990, come riformato, subiscono regolarmente condanne a quattro anni, quattro anni e mezzo o cinque anni per la detenzione di 20 grammi di hashish. Siccome di queste persone, al momento, le galere sono affollate ed essendo a queste persone che va il pensiero dei Comunisti Italiani, se noi retrocedessimo la data di commissione dei reati ai quali applicare l'indulto perpetreremmo un'ingiustizia nei loro confronti e non manterremmo fede a ciò che, come Comunisti Italiani, abbiamo affermato. In linea di principio, infatti, noi siamo favorevoli ad un provvedimento di indulto, ma compiremo tutti i passi affinché dal provvedimento siano esclusi coloro che non avevano motivi per delinquere, che non avevano ragioni sociali che li spingessero a delinquere. Invece, a nostro avviso, tale misura, che deve essere riferita - come ricordava il deputato Violante, più opportunamente e più autorevolmente di me - alla pena e non al reato, deve e può essere un atto di pietà, di clemenza, di perdono e di opportunità per persone che si trovano in carcere e che in carcere non dovrebbero trovarsi (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).

ELIAS VACCA. Onorevoli colleghi, molto pacatamente - senza che nessuno possa essere tacciato di giustizialismo o di eccessi di garantismo - devo dire, con riferimento a questo emendamento, che è del tutto evidente che ciò che ci divide profondamente dall'impostazione dei colleghi che mi hanno preceduto e di quelli che hanno presentato l'emendamento stesso è che il concetto di recidiva non può essere il discrimine per applicare o meno l'indulto. I colleghi, in particolare coloro che frequentano aule di tribunale, sanno - quanto e meglio di me - che ci sono recidivi che rubano quattro mele, una mela alla volta, e ci sono persone che prendono tangenti di un miliardo una volta e poi si sistemano per tutta la vita. Allora noi non possiamo che essere dalla parte di quelli che, per mangiare, rubano quattro mele o, per dirla diversamente cari colleghi, di quelli che, non essendo spacciatori di stupefacenti, si trovano in possesso di quantità modeste, ma non tali da escludere la punibilità. Allora ciò che determina la gravità della condotta è sì la contrapposizione ai valori della nostra società, ma la profondità di tale contrapposizione non il numero delle violazioni. Questo concetto di recidiva è lo stesso che ha portato il Parlamento nella precedente legislatura ad approvare norme che vanno in odio ai poveretti, ai bambini figli degli zingari e dei rom che rubano più volte perché li mandano a rubare: costoro sono i recidivi reiterati ai quali l'indulto non si dovrebbe applicare. È evidente che, sotto questo profilo, abbiamo concetti diversi della pericolosità sociale. Se devo avere un moto di umana pietà e di comprensione, io continuo a stare dalla parte di chi ruba quattro autoradio e contro chi prende tangenti da un miliardo in una volta sola (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).

ELIAS VACCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, io raccolgo l'invito a stemperare i toni e le passioni e, quindi, sarò meno appassionato di quanto lo sono stato in precedenza. L'emendamento in esame reitera l'impostazione che poco fa ho contestato. Al riguardo, debbo replicare a qualche collega che mi ha preceduto: per quanto attiene al mio richiamo ai minori che delinquono, evidentemente, quando considero «bambini» gli ultraquattordicenni, i quindicenni o i sedicenni, che, comunque, quando delinquono reiteratamente, sono rinchiusi nelle carceri minorili, non do all'espressione lessicale «bambini» lo stesso significato che viene dato in altri banchi. Questo intendevo precisare. Per quanto riguarda il discorso sulla recidiva, è stato fatto opportunamente e puntualmente sotto il profilo tecnico, da un altro deputato, un richiamo al concetto di recidiva ed a quello di continuazione che, probabilmente, neanche ad un giurista di campagna come me sfugge. Io intendevo proprio dire che vi sono casi diPag. 94persone che vengono condannate reiteratamente, e non condannate in unica pronuncia per più reati, tanto da essere recidivi reiterati, per reati bagatellari: a queste persone guardo con particolare senso di pietà e di comprensione. Alcuni colleghi hanno parlato della definizione di delinquente abituale o professionale, ed io non credo alla definizione codicistica, né a quella psichiatrica di delinquente per tendenza. Quando si parla di delinquenti professionali o di recidiva reiterata specifica, post pena infraquinquennale, si stanno richiamando concetti che da taluno rispettabilmente, perché nella cultura giuridica siamo divisi, possono essere definiti habitué del crimine. Credo che la recidiva reiterata sia una sconfitta, innanzitutto, del sistema carcerario, che non rieduca al reinserimento sociale, che ha soltanto una funzione retributiva e neanche social preventiva, che non è utile neanche ad Abele: in questo senso la nostra attenzione è rivolta a quei recidivi reiterati. So benissimo, colleghi della destra, che non tutti i recidivi reiterati hanno rubato soltanto mele o soltanto autoradio o sono stati condannati soltanto per piccoli scippi o per furti in grandi magazzini. So benissimo che tra i recidivi reiterati ed i delinquenti abituali e professionali vi sono soggetti che hanno fatto della delinquenza il loro programma di vita. Tuttavia, per non voler buttare il bambino con l'acqua sporca, nel momento in cui stiamo valutando semplicemente un gesto di clemenza e di riduzione della pena per una condanna che resta in essere, per un atteggiamento che non cambierebbe, per come funziona il sistema carcerario, neanche se costoro uscissero dal carcere tre anni dopo e, quindi, se l'indulto non fosse dato, è del tutto evidente che in questo momento ci dobbiamo porre il problema dei 16 mila carcerati in più che stanno chiusi nelle nostre carceri in condizioni tali per cui una prognosi negativa e di reiterazione del crimine non è certo legata alla prospettiva dell'indulto.

ELIAS VACCA. Se il partito dei Comunisti Italiani non votasse a favore di questo emendamento, non si capirebbero i ragionamenti che fino a questo momento abbiamo sviluppato. Infatti, il ragionamento dotto e giuridicamente pregevole dispiegato dal collega Pecorella non persuade almeno sotto due profili. Il primo profilo è la preoccupazione circa le modalità di reinserimento degli ex detenuti che credo sia condivisa dai 630 membri di questa Camera, ma l'esempio stesso che è stato portato ci induce evidentemente a distinguere l'attività risocializzante, che può essere per esempio quella di un primario condannato per omicidio colposo, quella di un amministratore d'azienda condannato per bancarotta fraudolenta, o quella di un pubblico amministratore condannato per corruzione o ancora quella appunto dei ladruncoli, di cui prima si stava parlando. Per questi ultimi, attività risocializzanti non ce ne sono nelle misure alternative, perché nessuno dà loro lavoro e fiducia; per gli altri, invece, ce ne sono. Allora, mi domando: se abbiamo detto in tanti, questa sera, in quest'aula, e anche nelle giornate precedenti, che l'obiettivo del provvedimento di indulto è quello di svuotare le carceri delle persone in eccedenza e di ridare speranza ai detenuti, almeno quanto ai tempi di riacquisizione della libertà, che c'entra, che c'azzecca - direbbe qualcuno - con il consentire ad amministratori di aziende bancarottieri di tornare ad amministrare le aziende il giorno dopo perché decade anche l'interdizione temporanea? Per trasferire il discorso sul terreno dei delitti colposi, le cronache sono piene di persone che guidano ubriache o sotto l'effetto di stupefacenti e che ammazzano pedoni innocenti e ignari che camminano sulle strisce. Se a costoro venisse condonata la pena e, quindi, non scontassero il carcere, vogliamo ritirare loro la patente oppure no? Se non vogliamo dare veramente il messaggio che questo indulto, anziché essere un atto di clemenza, è un vero colpo di spugna sulle azioni criminose delle persone che devono essere destinatarie soltanto di uno sconto di pena, credo che l'emendamento del collega Mantini debba essere accolto. Quando noi Comunisti Italiani abbiamo detto che ci saremmo riservati di esprimere il nostro voto sull'indulto nel dibattito in Assemblea, non lo dicevamo tanto per dire. Lo dicevamo perché noi non rinunciamo ad entrare nel merito di ogni singolo provvedimento e, a seconda del testo che ne risulterà dal dibattito, i Comunisti Italiani esprimeranno una valutazione complessiva. Se si tratta - lo ribadisco - di un atto di clemenza, che risolve l'emergenza carceraria, noi siamo assolutamente d'accordo. Se si tratta di tirare fuori i poveretti dalle carceri, siamo d'accordo. Ma, se si tratta di premiare in assoluto, rimettendo in sella bancarottieri corrotti e persone di questo genere, non siamo d'accordo affatto (Applausi dei deputati dei gruppi dei Comunisti Italiani e dell'Italia dei Valori).

ELIAS VACCA. Signor Presidente, impiegherò pochi secondi per dire che, se si fosse fatto riferimento alla necessità di adoperarsi per risarcire il danno, l'emendamento in esame ci troverebbe d'accordo. La condizione oggettiva dell'avvenuto risarcimento del danno, purtroppo... Mi fanno notare i colleghi che sto facendo riferimento ad un emendamento successivo e, quindi, mi fermo qui.

ELIAS VACCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, il mio sarà un intervento rapido: quello che avrei voluto svolgere prima se non avessi perso il filo degli emendamenti. L'emendamento in esame non è peregrino né inopportuno, per certi versi, perché è vero che risponde alla logica della tutela di Abele. Vorrei svolgere tre considerazioni che ci impediscono di votare favorevolmente. In primo luogo, vi è quanto dicevo prima: la concessione dell'indulto è ancorata non all'essersi efficacemente adoperati per risarcire ma al fatto oggettivo di avere risarcito. Ciò, a volte, è impossibile oggettivamente, malgrado ci si sia adoperati per farlo e, quindi, le persone con condizioni economiche più favorevoli si vedrebbero riconoscere l'indulto a discapito di quelli che non hanno denari. In secondo luogo, vi è comunque un punto scoperto: in tutti i delitti nei quali non vi sia la persona offesa o la costituzionePag. 111di parte civile - mi riferisco, ad esempio, alla detenzione per spaccio di stupefacenti -, il fatto che non vi sia danno da risarcire e non vi sia costituzione di parte civile impedisce di ottenere l'indulto. In terzo luogo, vi sono processi delicatissimi nei quali le persone offese hanno ricevuto danni gravissimi ma, a volte, non si costituiscono parte civile per contesti ambientali. Vorrei precisare che nei processi per usura, per mafia e, in Sardegna, anche in quelli per sequestro di persona molto spesso la costituzione di parte civile porta ragionevolmente alcuni problemi. In questo caso, vorremmo ulteriormente premiare coloro che non si vedono contrapporre una parte civile, magari timorosa di agire in sede civile nel processo penale? Per tutte queste considerazioni, i Comunisti Italiani non voteranno a favore dell'emendamento in esame.

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