Rilancio economico e sociale
Disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 223 del 2006: Disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale (Approvato dal Senato) (A.C. 1475); ( 31-7-2006 Discussione sulle linee generali - pag. 36; 2-8-2006 Esame ordini del giorno - pag. 143; Dichiarazione di voto finale - pag. 221.
1) Discussione sulle linee generali:
ELIAS VACCA. Signor Presidente, nel disaminare questo provvedimento a nome dei Comunisti italiani, credo di dover dire innanzitutto che, dal nostro punto di vista e dall'angolazione dalla quale ci rivolgiamo rispetto alla società, pensare che l'interesse dei contribuenti, dei consumatori, l'interesse dei cittadini dabbene, possa essere garantito attraverso un provvedimento che viene definito di liberalizzazione, o somma di liberalizzazioni, francamente mi pare un po' fantasioso, oltre che antinomico.
La verità è che, rispetto a questo provvedimento, gli organi di stampa hanno voluto incentrare la loro attenzione particolarmente sul lato e sulla fase delle liberalizzazioni, mentre esso contiene ben altro. Esso contiene norme di lotta seria all'elusione e all'evasione fiscale, che, come Comunisti, non possono che trovarci d'accordo, e una serie di misure rivolte effettivamente alla tutela dei ceti sociali, che noi ci prefiggiamo di difendere. Infine, esso contiene anche una serie di norme volte, nel solco delle prescrizioni che derivano dalla nostra appartenenza all'Unione europea, a rimuovere alcune condizioni di pregiudizio e di asfissia del mercato delle professioni e del commercio, che nel nostro paese, da un po' di tempo a questa parte, si facevano sentire. Nella parte in cui il provvedimento in esame incide sulla situazione di alcuni ordini o di alcune associazioni professionali, esso rivela come, in questo paese, per troppo tempo essi siano rimasti insensibili, per non dire quasi impermeabili a tutto ciò che veniva deciso a livello comunitario e che difficilmente, ad onta della previsione di cui all'articolo 10 della nostra Costituzione, riusciva a penetrare nel nostro paese. Perfino nella giustezza di alcune osservazioni che sono state mosse dagli ordini professionali ho riscontrato il disagio di chi, per troppo tempo, non ha saputo parlare al paese e neppure alla politica, se non in termini di difesa ad oltranza di alcune condizioni obiettivamente antistoriche. Mi riferisco alla difficoltà di chi tendeva, e tende tuttora, a rivendicare condizioni anche giuste ed a proporre elementi di riflessione concreti, ma che, in questo momento, trova difficilmente ascolto non solo nelle sedi della politica, ma, ancor di più, presso i nostri concittadini. Come stavo dicendo poc'anzi, il provvedimento in esame risulta decisamente interessante nella parte in cui si prefigge di condurre una seria lotta all'evasione e all'elusione fiscale. Ciò perché credo che non soltanto noi, Comunisti Italiani, ma qualsiasi persona si approssimi alla programmazione della propria attività commerciale, imprenditoriale o professionale debba riconoscere che la peggior forma di concorrenza sleale è quella che viene praticata da chi non rispetta le regole nei confronti di chi, invece, le osserva. La peggior forma di concorrenza sleale, infatti, avviene innanzitutto tra chi assume i dipendenti garantendo una regolare posizione contributiva e pagando regolarmente le tasse e chi non lo fa. Questa, a mio avviso, è la forma di concorrenza sleale che deve essere in primo luogo rimossa e mi sembra che, sotto questo profilo, il provvedimento in esame si muova lungo la giusta direzione. Ritengo ineludibile, inoltre, svolgere una riflessione sul fatto che, nel nostro paese, il sistema ordinamentale delle professioni non è omogeneo. In Italia, infatti, esistono professioni alle quali si accede attraverso il conseguimento di un titolo di studio ed il superamento di un esame di abilitazione professionale. Un avvocato o un dottore commercialista, tanto per portare qualche esempio, una volta abilitati, possono aprire il loro studio affiggendo una targa al di fuori di un immobile e spendendo, all'interno di tale struttura, quanto hanno da offrire alla loro potenziale clientela. Vorrei segnalare, tuttavia, che altre professioni non prevedono lo stesso percorso. Allora, diventa sempre più difficilmente comprensibile - non solo alla politica, ma addirittura ai cittadini - la ragione per cui esistano professioni nelle quali si facciano sentire maggiormente sacche di «resistenza» rispetto alle esigenze avvertite dalla collettività. Mi riferisco a quella che considero a metà stradaPag. 38tra la professione scientifica e quella commerciale, vale a dire quella di farmacista; oppure alla professione notarile, che risulta una via di mezzo tra l'attività scientifica e quella di pubblico ufficiale. Oggi è molto difficile far comprendere ai nostri concittadini, che magari si recano all'estero e trovano alcuni articoli parafarmaceutici o certi farmaci cosiddetti da banco in vendita nei grandi magazzini, quale sia la ragione per cui, nel nostro paese, ciò non accade. Quando i nostri concittadini realizzano che, parallelamente a tale condizione, la situazione dei prezzi in quegli Stati è ben diversa dalla nostra, allora diventa ancor più difficile spiegare loro la ragione per cui gli articoli per i neonati presentano tali costi. Vorrei ricordare che questo è il paese delle mamme, ed è altresì lo Stato nel quale ci si lamenta molto spesso dell'invecchiamento della popolazione, nonché del crollo verticale delle nascite e dell'assenza di adeguate politiche a favore della famiglia. Tuttavia, diventa sicuramente molto difficile spiegare il motivo di tale situazione quando i pannolini, i medicamenti per i bambini più diffusi o le «pappine» vengono venduti, nei paesi esteri, a prezzi che, il più delle volte, risultano essere inferiori di oltre la metà rispetto a quelli praticati in Italia! Non sono un esperto del settore e non sono in grado di dire se esistano condizioni di mercato che giustifichino questa situazione, ma, evidentemente, proprio per il consumatore che legge il contingentamento dell'attività commerciale dedicata allo smercio di quei prodotti e osserva qual è il regime dei prezzi, un intervento in questo settore era proprio necessario. Nel corso dell'audizione del ministro Bersani presso le Commissioni riunite V e VI della Camera, ho chiesto, a nome dei Comunisti Italiani, se e quando fosse intendimento del Governo entrare nel merito di quella che viene definita come pianta organica di quel tipo di esercizi commerciali. A mio avviso, probabilmente, sarebbe il caso di verificare quando il Governo vorrà mettere mano, con un disegno di legge organico, a tutte le professioni «protette», quanto alla possibilità di estrinsecare in esse un meccanismo concorrenziale. Ritengo che vi sia stato, in un certo senso, un forte equivoco in merito alla vertenza aperta con i tassisti. Con questo decreto-legge, il Governo si era infatti posto solo ed esclusivamente il problema di come si potesse garantire in questo settore una maggiore concorrenza. E ciò non tanto per giungere ad un abbattimento dei prezzi o perché qualcuno potesse, mettendo insieme un numero notevole di licenze, esercitare in forma industriale tale professione, che è ancora svolta nel nostro paese in maniera artigianale, ma piuttosto perché in questo settore mancano le condizioni che rendono la domanda uguale all'offerta. In tale settore sono rinvenibili molteplici situazioni. Una è quella che tutti viviamo in questa città quando abbiamo la necessità di quel mezzo di trasporto, ma ve ne sono anche altre come, ad esempio, quelle di alcune località turistiche, nelle quali in certi periodi dell'anno non è possibile trovare un nolo con conducente o un tassista perché sono tutti impegnati, mentre in altri periodi non c'è abbastanza domanda da consentire agli operatori di campare. Si tratta, quindi, di situazioni per le quali occorreva un rimedio. Con il presente provvedimento, il Governo si sta muovendo nella giusta direzione. Alcune parti di esso meritano, come evidenziato da altri colleghi, alcune riflessioni più puntuali e, soprattutto, più organiche. Come gruppo dei Comunisti italiani, ci è assolutamente indifferente l'affermazione secondo la quale - trattasi di affermazione che non va ascritta all'inventiva del Governo, ma discende da prescrizioni imposte a livello comunitario - un più ampio accesso allo strumento pubblicitario dovrebbe venire incontro alle esigenze dei consumatori. Noi non riteniamo che il fatto di rendere più ampia la possibilità di pubblicità agevoli qualcuno. Siamo piuttosto preoccupati - e preannuncio fin d'ora che presenteremo un apposito ordine del giorno - che l'estensione della possibilità di pubblicità nonPag. 39vada proprio a favore dei consumatori, che sono i soggetti che attraverso questo provvedimento miriamo a difendere. Noi riteniamo, infatti, che il veicolo pubblicitario sia talvolta il sistema con il quale si porta a conoscenza dei consumatori l'esistenza di un determinato servizio o di un determinato prodotto; talaltra, come accade ad esempio in tema di tariffe telefoniche, che esso costituisca un modo, nella giungla pubblicitarie delle offerte, per confondere il consumatore. Che ciò possa avvenire per le tariffe telefoniche costituisce già di per sé un elemento di riflessione; se ciò poi avviene con riferimento a professioni che definisco delicate, quale quella legale e quella sanitaria, allora è necessaria un'ulteriore riflessione. Si tratta, infatti, di settori nei quali non sempre la migliore offerta economica o la prospettazione di titoli accademici, di risultati processuali o sanitari, rappresenta un indubbio vantaggio per il consumatore. Bisogna, quindi, stare molto attenti e vigilare, affinché in questi settori la pubblicità sia fatta in modo tale da non andare a detrimento della possibilità per il consumatore di verificare quali siano veramente i servizi offerti, quale sia il giusto valore da attribuire ad essi e quale sia il ventaglio di professionisti ai quali ci si può affidare per la risoluzione di un determinato problema. Vorrei dire, inoltre, quanto alla materia dell'evasione ed elusione fiscale, che abbiamo posto una particolare attenzione sulla norma di cui all'articolo 35, una delle più travagliate del presente decreto-legge. Ho avuto modo di leggere quanto è accaduto al Senato e quali osservazioni sono state formulate presso la Commissione giustizia, come pure in altra sede. Si è osservato in modo pertinente che, se è vero - mi permetto di definirla con espressione forse un po' fantasiosa - che la moneta «controllata», e quindi il ricorso sempre più raro ai contanti, inibisce l'evasione e l'elusione fiscale, lo è pure il fatto che attuare in un determinato modo il controllo del passaggio delle somme di danaro potrebbe rivelarsi sotto certi profili un rimedio peggiore del male. Mi domando, proprio nell'interesse dei ceti sociali cui faccio riferimento, se sia opportuno e corretto in ogni caso imporre ai consumatori che essi siano dotati di un conto corrente, o comunque di un sistema che è oneroso sia per chi riceve il pagamento sia per chi deve farlo (ed è in alcune aree del nostro paese ancora difficile da realizzare), se questo cioè sia l'unico modo in cui quel tipo di controllo possa essere effettuato. Credo si possa pensare, temporaneamente, ad un controllo intermedio, come è stato fatto, ad una franchigia che renda obiettivamente attuabile il sistema. A tale proposito, rispetto alla modifica che ha previsto mille euro per il primo anno, 500 per il secondo e 100 per il terzo, devo dire che, mentre per un verso i mille euro del primo anno possono essere anche una cifra generosa, il fatto di stabilire una franchigia alla fine un po' più alta per quel tipo di pagamenti non preclude niente sotto il profilo dell'accertamento fiscale, ma aiuta quelle persone che ritengono, del tutto rispettabilmente, di non dover intrattenere necessariamente rapporti con le banche, o con le poste che diventano banca, e consenta che venga rispettato il diritto alla privacy per alcuni tipi di prestazioni. Mi riferisco, per fare un esempio, alle prestazioni presso psichiatri o psicanalisti, che il più delle volte vengono pagate seduta per seduta, al fatto che non è molto simpatico che il direttore della locale filiale, postale o bancaria, sappia che il deputato Elias Vacca va dallo psichiatra tutte le settimane e che paga 100 euro a seduta. Vi sono quindi alcuni punti che si possono correggere. Al contempo, a nome dei Comunisti italiani, invito il Governo ad adottare altri provvedimenti che vadano nella direzione di un migliore accertamento delle entrate dei professionisti e dei commercianti.Pag. 40Come si può fare? Poco fa, un collega di una parte non certamente molto vicina alla nostra - mi pare il collega Forlani - ha parlato di un argomento che in altri paesi, non certamente comunisti, è già all'ordine del giorno, cioè del fatto di trasformare i cittadini in controllori dei professionisti, dei commercianti attraverso un meccanismo che renda il consumatore controinteressato sotto il profilo fiscale rispetto a chi eroga la prestazione. Solo per citare un esempio, probabilmente rozzo, in questo paese, nel quale a volte l'attività legale è un «accidente» che si scarica sui nostri concittadini, visto il numero di norme che esistono sia in materia giudiziaria stretta sia in materia fiscale, sopravvivere senza far ricorso agli avvocati e ai commercialisti diventa un'impresa difficilissima, posto che esiste un sistema, ed una legislazione, che impedisce, anche ai più istruiti di noi, di compilare correttamente la dichiarazione dei redditi; ebbene se costruiamo un sistema nel quale chi deve fare ricorso a tali prestazioni abbia, come cittadino (come già ha) e anche come singolo contribuente, un controinteresse rispetto a chi eroga la prestazione, sarà più facile la lotta all'evasione. Infatti, se un cittadino, per esempio, imputato in un procedimento penale, potesse dedurre, anche soltanto pro quota, in ragione della metà, ciò che ha speso nella propria difesa, se potesse avere, quindi, un incentivo per obbligare il professionista al rilascio della fattura, dal punto di vista del cittadino che chiede la fatturazione, avremmo, da una parte, un soggetto con un'aliquota fiscale più bassa che usufruisce anche soltanto per il 50 per cento in termini di detrazione della spesa che ha effettuato e, dall'altra, un professionista con un'aliquota fiscale indubitabilmente più alta e che sarebbe obbligato al rilascio di una fattura sulla quale si potrebbe attuare il meccanismo della ritenuta. Avremmo, quindi, un cittadino consumatore che, nell'interesse del suo paese, controlla che i professionisti ed i commercianti facciano le fatture e paghino le tasse. A nostro giudizio, questa sarebbe una svolta importante e significativa. Vorrei spendere qualche altra parola su una modifica, che ho apprezzato, apportata all'articolo 21. Tutti ci siamo resi conto che la revoca immediata della delega a Poste italiane avrebbe comportato una stasi pericolosissima nei procedimenti giurisdizionali. Infatti, chi frequenta le cancellerie da professionista, da dipendente o da cittadino sa bene che non poter far ricorso a quel tipo di anticipazione significa bloccare le notifiche, in sede penale e civile, allungare mostruosamente il costo dei procedimenti e non far funzionare il sistema. È stato apprezzabile che, sulla scorta dei pareri resi, il Governo abbia ritenuto di modificare l'articolo 21 (al riguardo, preannuncio la presentazione di un ordine del giorno da parte dei Comunisti italiani). Credo che su ciò occorra fare un'altra verifica, nell'interesse non dei professionisti, ma dei cittadini e, particolarmente, della povera gente. L'articolo 21 prevedeva l'anticipazione anche per le spese relative ai procedimenti giudiziari che fossero valutati con il patrocinio a spese dello Stato per i non abbienti. È fatto noto che al patrocinio per i non abbienti accedano persone che hanno un'effettiva difficoltà economica e che, molto spesso, quei procedimenti siano trattati da professionisti che sicuramente non sono ai vertici della scala gerarchica che abitualmente si costruisce nelle professioni. Allora, togliere quella delega e portare nella contabilità ordinaria dello Stato quel tipo di spesa può essere un esperimento pericoloso. L'ordine del giorno invita il Governo a monitorare sugli effetti in termini di tempi rispetto all'effettiva erogazione di quella spesa. Non vorremmo, infatti, che il dover attendere tempi troppo lunghi rappresentasse un disincentivo anche per questi giovani professionisti ad occuparsi di quella materia e che la difesa dei meno abbienti venisse gradualmente allontanata e scartata con sdegno dai professionisti.Pag. 41 L'ultima considerazione riguarda l'apertura, in questi giorni, di un grande e corposo dibattito con alcuni ordini professionali su un'importante modifica apportata al regime delle tariffe. Questa modifica attiene all'abolizione della tariffa minima sulla quale, obiettivamente, l'Unione europea ha messo in mora lo Stato italiano, con riferimento alla maggiore difficoltà che incontra il professionista straniero che volesse stabilirsi ed esercitare in Italia o rispetto alla scelta da parte del cliente straniero tra un professionista italiano ed uno straniero, ritenendo che una tariffa predeterminata, sia pur nei minimi, costituisca un ostacolo. Per altro verso, è stato introdotto il cosiddetto patto di quota lite, abolendo il relativo divieto. Credo che questi argomenti che oggi il Governo, attraverso la decretazione d'urgenza, porta alla nostra attenzione meritino di essere monitorati. Proprio a causa della distanza che per troppo tempo ha separato gli ordini professionali dai cittadini e dalla politica, è difficile un'interlocuzione che abbia luogo dopo reiterate messe in mora da parte dell'Unione europea. Credo, tuttavia, che la situazione meriti in qualche modo di essere monitorata. So che alcuni colleghi hanno presentato o stanno per presentare proposte di legge volte al riordino complessivo delle professioni (ho avuto occasione di leggere quella presentata dal collega Mantini e ritengo che essa costituisca un tentativo compiuto e molto interessante). Ebbene, credo che esse permetteranno al Governo di rivalutare questi fenomeni mediante un meccanismo di concertazione con gli ordini professionali. Il disegno di legge sulla class action è uno strumento che, già importantissimo, diventa ancora più importante a seconda di come si pensi di dare realizzazione al nuovo istituto. Ritengo che coinvolgere in tali azioni esclusivamente le associazioni dei consumatori ed i grandi gruppi, le associazioni bancarie ed assicurative sia limitativo rispetto a ciò che vogliamo ottenere per i nostri concittadini. Ho già sentito, al riguardo, l'opinione di alcuni colleghi dell'opposizione. Anch'io credo che il meccanismo possa essere decongestionato valutando un maggiore ventaglio di possibilità rispetto a quello costituito dalla sola class action. Appare molto convincente la disposizione volta a contrastare, in materia di servizi assicurativi relativi al ramo della responsabilità civile, il mandato di distribuzione in esclusiva. La ratio è stata esposta dal ministro ed io la ritengo persuasiva (peraltro, da questo punto di vista, la norma è di facile lettura). L'Italia è il paese in cui esiste l'assicurazione obbligatoria RC auto: per legge, tutti la dobbiamo obbligatoriamente stipulare dal 1969. L'Italia è anche il paese in cui, fino a questo momento, nessun rimedio ha portato all'abbattimento delle tariffe assicurative. Credo che questa valutazione non richieda grandi elucubrazioni (tutti possediamo un'automobile e stipuliamo una polizza per l'assicurazione della responsabilità civile): ogni anno, ci stupiamo del fatto che, ad onta delle annunciate diminuzioni, il costo della polizza aumenta. Non so quali elementi facciano lievitare i premi - tasso di sinistrosità, introduzione del danno biologico, compensi erogati per spese e competenze legali -, ma il dato è che i premi aumentano. Noi siamo anche gli assicurati più fidelizzati (misteriosamente, sebbene il costo della polizza aumenti, noi siamo sempre più affezionati alla nostra compagnia). Evidentemente, qualcosa non funziona sotto il profilo dell'offerta. Un'analisi ha messo in risalto che ci affidiamo più all'agente che alla compagnia. Siamo persino renitenti a verificare on line quali compagnie ci farebbero risparmiare: non ci fidiamo di tale mezzo e, per cultura latina, siamo ancora condizionati dall'idea del rapporto intuitu personae con l'agente. È evidente che, quanto più ampliamo la possibilità per lo stesso agente di fare offerte diverse e rendiamo trasparenti le percentuali, gli aggi che spettano agli agenti sulle singole polizze, tanto più avremo la possibilità di ottenere significativi risparmi.Pag. 42 Per chiudere con una valutazione sul complesso del provvedimento, è evidente che esso non può contenere tutto: il provvedimento contiene ciò che di maggiormente urgente vi era. Vi sono state - e le ho apprezzate, perché così si ritorna al metodo della concentrazione - significative aperture del Governo nella direzione in precedenza indicata. Allora, io sono convinto che il rapporto tra il Governo, il sistema politico in generale e le associazioni dei consumatori, i singoli consumatori, gli ordini professionali, le associazione dei commercianti ed anche quelle delle banche e delle assicurazioni non si potrà misurare (non ha senso che si misuri) su un provvedimento adottato nella forma del decreto-legge (perché l'Unione europea ci ha messi in mora). La possibilità di riprendere l'interlocuzione e di intervenire significativamente nella materia si aprirà, a nostro avviso, in autunno, quando verranno presentate le proposte di legge alle quali facevo riferimento; quando il Governo potrà dimostrare se vi sia effettivamente la volontà di interlocuzione anche con gli ordini professionali; quando finirà il tempo della pur giustificabile e comprensibile agitazione e tornerà il tempo del dialogo. Credo che, con la ripresa del dialogo, ciascuno potrà convincersi del fatto di non essere soltanto farmacista, ma anche farmacista che poi usufruisce del servizio taxi e di quello degli avvocati; dunque, tutti cesseranno di pensare di essere soltanto quello che, come diceva Guicciardini, nel loro «particulare» sono, e si ricorderanno di essere tutti cittadini italiani. Probabilmente, un parlarsi più franco ed una più marcata disponibilità, non solo ad interessarsi della propria categoria, ma a vedere quali sono le ricadute sul sistema complessivo, potrà riaprire una stagione di concertazione e di dialogo anche con il Governo. Preannuncio con questo - lo diranno altri colleghi dopo di me - che, come Comunisti Italiani, voteremo a favore della conversione in legge del decreto in esame.
2) Esame ordini del giorno:
ELIAS VACCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, signori rappresentanti del Governo, questa mattina, nella formulazione del parere del Governo sugli ordini del giorno presentati, è stato espresso sull'ordine del giorno n. 9/1475/80, da me presentato assieme ai colleghi Crapulicchio e Licandro, un invito al ritiro, a seguito del quale mi sono permesso di proporre una riformulazione della parte dispositiva dell'ordine del giorno che, a mio giudizio, corregge quella che è stata da parte nostra, evidentemente, una improvvida indicazione. Vale a dire, premesso che la parte motiva dell'ordine del giorno viene in qualche modo accolta dal Governo - stiamo parlando di un argomento che attiene al patrocinio gratuito -, la seconda parte si deve ritenere riformulata nel senso che le parole «non abbienti» siano seguite dalle parole «ed eventualmente provvedere alle iniziative finalizzate a garantire l'erogazione in tempi raginevoli». In tal senso, ho apprezzato che da parte del Governo vi sia stata sensibilità rispetto all'argomento, sollevato non solo dal sottoscritto, relativo alla tempestività nell'erogazione dei compensi non solo agli avvocati difensori, ma anche ai periti, ai giudici onorari presso il tribunale dei minorenni, come ha evidenziato il presidente Violante, ed - io aggiungo - ai giudici non togati presso i tribunali di sorveglianza, che svolgono un servizio importantitissimo e che, a seguito dell'approvazione dell'indulto, dovranno svolgere un lavoro improbo nei prossimi mesi per esitare le numerosissime domande di accesso alle misure alternative. Ho constatato che anche altri colleghi (mi riferisco all'ordine del giorno presentato dal collega Cota, del gruppo della Lega Nord Padania), hanno avuto analoga sensibilità sul tema, a riprova del fatto che non è intenzione dei Comunisti Italiani prendere in appalto la difesa delle persone più deboli, ma che noi abbiamo interesse a che sui diritti e sul diritto alla difesa delle persone più deboli ci sia la massima convergenza tra le forze politiche. In tal modo, ho ritenuto di proporre la riformulazione del mio ordine del giorno sopra richiamata, facendone un tutt'uno con altri ordini del giorno che, ripeto, sono pervenuti sensibilmente anche dall'opposizionePag. 144e che hanno come unica preoccupazione quella che il Governo vigili ed effettui un compiuto monitoraggio sugli effetti prodotti dall'articolo 21 e, qualora alcune delle nostre proeccupazioni si rivelassero fondate, individui i modi migliori per ripristinare la celerità e la certezza dell'erogazione dei compensi.
3) Dichiarazioni di voto finale:
ELIAS VACCA. Signor Presidente, onorevoli colleghi, rappresentanti del Governo, intervenendo a nome dei Comunisti Italiani per annunciare il voto favorevole del nostro gruppo sul provvedimento in esame, credo di poter utilizzare il tempo che ho a disposizione per interrogare l'Assemblea sul senso del nostro dibattito e su cosa sia pervenuto al paese della lunga discussione che abbiamo svolto in questi giorni. La mia impressione è stata che, all'interno di quest'aula, sia stata sollevata una somma di interessi specifici - qualche volta non molto ordinata -, che ha contribuito ad allontanare ancora di più, se mai ce ne fosse stato bisogno, il paese reale da quello rappresentato in quest'aula e anche dal mondo delle professioni. Ho sentito molti colleghi, sia dell'opposizione sia della maggioranza, esprimere preoccupazioni rispetto ad alcune norme contenute nel testo in esame, in particolare quelle tendenti a liberalizzare alcune materie inerenti le libere professioni. Ho inoltre assistito con preoccupazione al tentativo, che - credetemi - non porteràPag. 222fortuna a nessuno, di utilizzare gli ordini e le associazioni professionali contro il paese reale. Ho seguito sulla stampa, in questi giorni, il dibattito sviluppatosi nel paese su questo provvedimento e mi sono posto, essendo anch'io come molti altri colleghi un professionista, la domanda su cosa possa far sì che il 95 per cento degli italiani sia d'accordo con questo decreto, mentre qualcuno si ostina a cavalcare proteste, qualche volta insensate, nelle piazze, che allontanano, se mai ve ne fosse ancora bisogno, il paese reale dal Parlamento. Rivolgendomi a tutti i colleghi, ricordo che, nel momento in cui varchiamo quel portone, cessiamo di essere quello che fino al giorno precedente siamo stati. Ci portiamo dietro un bagaglio di esperienze, di intuizioni, di sensibilità. Tuttavia, credo che, nel momento in cui varchiamo quel portone, abbiamo una responsabilità più vasta rispetto alla rappresentanza delle associazioni, degli ordini professionali e perfino del partito al quale apparteniamo. Infatti, dobbiamo ricordarci tutti, quando varchiamo quel portone, che abbiamo il preciso dovere di cercare di avvicinare il paese all'aula parlamentare. Ed allora, cosa c'entrano e cosa possono entrarci i Comunisti, più volte richiamati, in un decreto che viene definito di liberalizzazioni? C'entrano, perché questo nome è stato «appioppato» al provvedimento nel dibattito svoltosi fuori da quest'aula e poi riportato dagli organi di stampa. Ad avviso dei Comunisti italiani, il decreto contribuisce a ricreare un clima di fiducia e di equità fiscale, che riguarda anche il mondo delle professioni, ma agevola soprattutto il ripristino di un sentimento di vicinanza dei nostri cittadini al sistema fiscale. Quindi, si tratta dell'esatto contrario di quello che molti colleghi dell'opposizione hanno tentato di sostenere. Ieri, ho ascoltato con attenzione l'intervento dell'onorevole Berlusconi, tornato una tantum in quest'aula, il quale paventava la possibilità che si stesse affermando uno Stato di «polizia fiscale». Non si tratta di questo, bensì di dare un segnale preciso - e il Governo per certi versi lo sta dando - sul fatto che probabilmente è finito il tempo del diritto dei più «dritti» e si sta ripristinando quello di coloro che si comportano onestamente, che pagano le tasse e che vogliono vederle pagare anche agli altri. Ho ascoltato argomentazioni molto importanti, invece, sostenute da altri, anche da alcuni rappresentanti dell'opposizione, i quali, sostenendo una tesi da noi ritenuta assolutamente plausibile e da approfondire -, hanno affermato che il contrasto che si vuole alimentare nel momento in cui si cerca di schierare associazioni ed ordini professionali contro il Parlamento, va trasferito in altra sede, ovvero riferito alle misure di contrasto di interesse, che possono rendere il nostro sistema fiscale non soltanto più equo, ma anche più partecipato. Probabilmente, in questo modo, si indurrebbero i cittadini non solo a pagare le tasse, ma ad avere contezza del fatto che anche gli altri le pagano, e contribuiremmo a far affermare il più valido principio di concorrenza, che deve esistere in un sistema economico, ovvero quello che deve mettere sullo stesso piano tutti, senza collocare in una posizione di vantaggio chi più disobbedisce e meno paga le tasse. Voglio dire ancora che questo dibattito e la sensazione di distanza che abbiamo vissuto rispetto al paese reale ci deve far interrogare tutti su quella che dovrà essere l'azione del Governo a partire dalla ripresa dei lavori. Da parte dell'esecutivo, ho notato apertura di sensibilità, contrariamente a quanto altri ravvisano, nel riconoscere che i provvedimenti non sono mai perfetti, bensì perfettibili. Nel corso del dibattito sugli ordini del giorno, stamattina - ho sentito rievocarne qualcuno presentato dai Comunisti italiani, ma faccio riferimento anche a quelli presentati da altri colleghi della maggioranza e dell'opposizione -, il Governo ha dimostrato di possedere una particolare sensibilità per tutto quello che riguarda i diritti di difesa ed assistenza dei meno abbienti. È questa la direzione nella quale il dibattito deve essere rivolto.Pag. 223 Non si può, dopo che per oltre cinque anni l'Unione europea ha bussato alla porta della politica italiana e dopo che lo ha fatto ripetutamente anche l'Antitrust, rampognare contro chi ha deciso di aprirle quella porta. Infatti, il nostro paese era già sottoposto a sanzioni che, come qualcuno ha ricordato, andavano a gravare sul bilancio dello Stato e ad appesantire il gettito fiscale di coloro che le tasse le pagano già. In tutto questo, dobbiamo dare la sensazione al paese e ai nostri concittadini che il Parlamento non è la somma dei 110 avvocati che siedono nelle due Camere, né degli 80 giornalisti - non so quanti siano i medici e farmacisti -, ma che esso intende parlare al paese reale, a quello che per il 95 per cento è favorevole a tutte o quasi tutte le norme introdotte con questo decreto. Allora, visto che il decreto serve a ripristinare regole, sappia il Governo e sappiano le altre forze politiche presenti in quest'aula che, quando si tratta di scegliere tra la discrezionalità, esercitata fino a questo momento anche a colpi di condoni, e il rispetto delle regole, i Comunisti italiani stanno dalla parte della seconda soluzione (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).



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