Legge Costituzionale: modifica di articoli della parte seconda
Proposte di legge costituzionale: Modifiche di articoli della parte seconda della Costituzione (A.C. 553 - 1524 - 2335 - 2382 - 2479 - 2572 - 2574 - 2576 - 2578 - 2586 - 2715 - 2865 - 3139 - 3151-A); (7-11-2007 Esame articoli - pagg. 14, 65 ; 8-11-2007 Esame articoli - pagg. 9, 24 ; 13-11-2007 Esame articoli - pagg. 47, 61)
1) esame articoli del 07.11.07
ELIAS VACCA. Signor Presidente, colleghi deputati, a differenza di qualche oratore che mi ha preceduto, pur essendo il partito dei Comunisti Italiani contrario all'impostazione di fondo di questa riforma costituzionale, non mi sogno di affermare e di pensare che la stessa sia risibile. Si tratta di uno sforzo comunque fatto - i cui risultati nel complesso non condividiamo - per aggiornare la seconda parte della nostra Carta costituzionale.
Nel corso del dibattito emergeranno gradualmente gli elementi di contrarietà nel merito che intendiamo manifestare, ma, poiché adesso stiamo esaminando un emendamento in particolare, preannunzio il voto contrario del gruppo dei Comunisti italiani sullo stesso, poiché abbiano presentato un emendamento volto a ridurre a cinquecentocinquanta il numero dei deputati di quella che, nel progetto di riforma costituzionale, dovrebbe essere la Camera «alta» o Camera politica. L'emendamento non può essere considerato avulso e separato dal resto della riforma. Noi ci interroghiamo sul fatto che, se la riforma andasse in porto e se questo emendamento fosse approvato, ci ritroveremmo una Camera «alta», alla quale è conferito il potere legislativo e che rappresenterebbe l'unica Camera eletta a suffragio universale diretto, ridotta di un terzo dei suoi attuali componenti, a fronte di un'altra Camera, che, nel progetto di riforma, verrebbe eletta non con suffragio diretto, ma in modo indiretto dai consigli regionali, che, invece, vedrebbe aumentare proporzionalmente il proprio peso, anche numerico, rispetto alla prima. Dunque, in relazione al restituire la sovranità ai cittadini, come si concilia il fatto che il ripristino della preferenza diretta sia oggetto della riforma della legge elettorale (di cui sentiamo in qualche maniera vagheggiare) con il «depauperamento» dell'unica Camera eletta a suffragio universale diretto? Mi pare che vi sia una contraddizione evidente tra il progetto di riforma costituzionale e il progetto di riforma della legge elettorale. La nostra proposta emendativa, che noi sosterremo, della quale parleremo successivamente, prevede anche una riduzione a cinquecentocinquanta del numero dei deputati, in un sistema che, secondo una nostra proposta di legge, che si accompagna al testo che oggi stiamo valutando, prevede la riconduzione a un sistema monocamerale puro, in linea, del resto, con la proposta originariamente avanzata in sede di Assemblea costituente dalla sinistra dello schieramento politico. Vorrei ricordare soltanto che, in quell'occasione, i liberali proposero di fare della seconda Camera una Camera delle arti, dei mestieri e delle professioni, ossia una sorta di Camera delle corporazioni. Quel progetto ci vide allora storicamente contrari, ma non riusciamo ora a intravedere dove sarebbe la grande novità nell'introduzionePag. 15 di una seconda Camera, che viene definita Senato, nonostante l'elemento della senectus venga completamente meno, e federale, in una Repubblica che - vorrei ricordarlo - non è federale, ma democratica e fondata sul lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani).
ELIAS VACCA. Signor Presidente, il collega Bressa mi ha appena preceduto e devo dire che sono rimasto abbastanza stupito dall'intervento del presidente La Russa. La presentazione di una proposta di legge da parte di un gruppo piccolo come il nostro può anche passare sotto Pag. 66silenzio per chi non la vuole leggere, ma l'intervento del collega Licandro mi sembrava abbastanza chiaro. Noi - legittimamente, credo - rivendichiamo una proposta alternativa che è quella di un sistema monocamerale in cui vi sia un'unica Camera eletta a suffragio universale e diretto di cinquecentocinquanta deputati ed è inutile che il collega agita la mano. Ritengo che qualcun altro, considerato che la matematica non è un'opinione e che i numeri sono i primi fra i fatti, dovrà spiegare perché, quando noi proponiamo una riduzione del numero dei parlamentari da millecinquantadue a cinquecentocinquanta, al contrario, invece, nonostante dichiari di voler proporre una riduzione maggiormente significativa, prospetti una diminuzione in misura inferiore rispetto a quella che noi sosteniamo. Forse, vi è il tentativo di ripristinare una seconda Camera, che in origine era la Camera delle corporazioni, e considerato che nel frattempo ne avete fatta di strada, è diventata un'altra cosa che ancora non si capisce bene cosa sia (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani - Al momento dell'ingresso in Aula del Presidente Bertinotti applausi dei deputati del gruppo Alleanza Nazionale)!
2) esame articoli del 08.11.07
ELIAS VACCA. Signor Presidente, il gruppo dei Comunisti Italiani voterà contro gli identici emendamenti Capezzone 2.111, D'Alia 2.120 e Buemi 2.63, per le ragioni che più diffusamente ho spiegato in occasione di un precedente intervento. Gli emendamenti in esame contengono in sostanza contemporaneamente tre opzioni. La prima è relativa alla riduzione a cinquecento del numero dei parlamentari: ci siamo già pronunciati al riguardo in difesa del nostro emendamento che, nell'ottica di un sistema monocamerale, proponeva di portare a cinquecentocinquanta il numero dei parlamentari eletti a suffragio diretto universale e, quindi, la nostra obiezione sul numero di cinquecento non ha bisogno di ulteriori spiegazioni. Per quello che riguarda invece l'eliminazione della circoscrizione Estero, implicita nel testo, è nota da tempo la posizione del partito e del gruppo dei Comunisti Italiani sull'argomento. Vorrei ulteriormente soffermarmi - proseguendo così, in parte, l'intervento svolto poc'anzi dal collega Benedetti Valentini - su quanto ho affermato, in linea generale, sul progetto di riforma costituzionale. Essendo approdati alla votazione degli emendamenti riferiti all'articolo 2, dopo aver accantonato l'articolo 1, ci troviamo di fronte a qualche problema nell'incedere: gli emendamenti in esame, infatti, contengono anche, sia pure soltanto come conseguenza e come richiamo, la denominazione di «federale» riferita al Senato. Mi interrogo ed interrogo i colleghi su quale sarebbe la conseguenza nell'ipotesi in cui gli identici emendamenti, non auspicabilmente, venissero approvati e, quindi, fosse accolta anche la parte in cui si dà la denominazione di «federale» al Senato, e poi, ad esempio, nella votazione sull'articolo 1, non venisse accolta la dizione del Senato come «Senato federale». Si avrebbe un automatico adeguamento anche del testo degli emendamenti in esame? È così sicuro che ciò accadrebbe? Credo che vi sarebbe una clamorosa contraddizione fra una proposta che dovrebbe essere soltanto incidentale rispetto alla definizione del Senato e la definizione propria che deriverebbe dall'approvazione dell'articolo 1 e dei relativi emendamenti. Per tutte queste ragioni, che in parte sono di sostanza e in parte ribadiscono un ulteriore rilievo di confusione nel procedere, noi voteremo contro gli identici emendamenti in esame (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani).
ELIAS VACCA. Signor Presidente, annunzio il voto contrario del gruppo dei Comunisti Italiani sull'emendamento Turco 2.119, perché credo che, mentre l'altro ramo del Parlamento, in Commissione affari costituzionali, valuta la legge elettorale, tutto possiamo fare tranne che prefigurare schemi e paletti entro i quali Pag. 25la legge elettorale si debba muovere. La legge elettorale non dovrebbe influenzare un processo di revisione della Costituzione, anzi la Costituzione dovrebbe essere in un certo senso impermeabile ai meccanismi della legge elettorale. Segnalo, inoltre, la bizzarria che è sottesa all'emendamento in esame. La motivazione con la quale esso è proposto, quella di restituire alle persone un potere di individuazione di un mandato che diventa intuitu personae, riferito ad un collegio più o meno ristretto, stride con la previsione, contenuta nel progetto di riforma, che il Senato venga eletto con elezione di secondo grado e, quindi, sottratto al suffragio universale diretto. Mi sembra una contraddizione di non poco momento. Segnalo, altresì, che i cittadini ci chiedono di poter eleggere i loro rappresentanti, ad esempio, ripristinando il sistema della preferenza, all'interno di un meccanismo di individuazione dell'opinione politica e delle scelte programmatiche di ciascun candidato. Non vorrei che, attraverso l'introduzione surrettizia di paletti elettorali, si estrapolasse completamente il candidato dal contesto dell'opinione politica e programmatica per farne un indistinto mandatario di un territorio. Mi sembra una promozione un po' eccessiva del processo di federalizzazione della Repubblica (Applausi dei deputati del gruppo dei Comunisti Italiani).
3) esame articoli del 13.11.07
ELIAS VACCA. Signor Presidente, il gruppo dei Comunisti Italiani voterà contro l'approvazione dell'emendamento proposto dal collega D'Alia sebbene lo stesso contenga, almeno parzialmente, una delle nostre osservazioni, ossia l'auspicio che anche la seconda Camera della Repubblica possa essere eletta a suffragio diretto universale. Comunque, anche a voler entrare nell'ottica di quelle forze politiche e di quei gruppi che propugnano il Senato federale, mi pare difficile poter sostenere che questo tipo di Senato federale possa essere l'espressione di una reale federazione fra popoli e appartenenze, e non piuttosto una federazione fra enti. L'avevo già sostenuto quando abbiamo discusso sugli emendamenti presentati all'articolo 2 e avevo già motivato la ragione per la quale, in questo particolare momento storico, riteniamo che sia un grave danno all'esercizio della democrazia istituire una Camera eletta in secondo grado, quindi con un mandato che, come osservato da taluno, diventerebbe di terzo grado. Colleghi, il presidente Bianco in un intervento svolto la scorsa settimana, che ho ascoltato attentamente, ha affermato che la difficoltà del progetto di riforma in esame risiede nel fatto che obiettivamente non vi è un clima costituente. Io non so, perché non ho una lunga esperienza della frequentazione di queste aule, se questo clima possa essere definito costituente; ho l'impressione che non vi sia un progetto costituente definito e che - badate bene - stiamo rischiando di andare avanti, ciascuno con i propri emendamenti, per poi vedere qual è la Costituzione che ne risulta. A nostro giudizio, questo non è modo di attendere ad una riforma che peraltro, i cittadini non ci chiedono: i cittadini, infatti, ci chiedono di restituire rappresentanza, non di «rottamare» la Repubblica! Ritengo, invece, che con emendamenti del tipo di quello presentato dal collega D'Alia si rottamino pezzi di storia del Paese e la rappresentanza che i cittadini vogliono. Anche se l'emendamento D'Alia 3.111 prevede il suffragio diretto universale, la definizione di Senato federale - continuo a dirlo - è la rinuncia a un pezzo della storia di questo Paese, in una Repubblica che - lo ribadisco nuovamentePag. 48- non è federale, è democratica e fondata sul lavoro (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani)!
ELIAS VACCA. No, signor Presidente, insisto per la votazione e chiedo di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
ELIAS VACCA. Signor Presidente, approfitto di questa occasione anche per chiarire quanto precedentemente detto e probabilmente erroneamente attribuito dal collega Jannone ai colleghi di Rifondazione Comunista. Il collega Franco Russo era intervenuto in replica, ma in realtà replicava ad un mio intervento. Il fatto che qualcuno faccia confusione fra deputati dei Comunisti Italiani e quelli di Rifondazione Comunista è un contributo evidente all'unità della sinistra. Desidero precisare che l'emendamento in esame non potrebbe essere compreso, dopo tutto ciò che abbiamo detto a proposito del Senato federale, se non nell'ottica di cercare, quanto meno, di porre un freno o un rimedio a processi che ci appaiono davvero ineluttabili. Noi non sosteniamo che una repubblica federale sia implicitamente una repubblica non democratica. Vi sono vari esempi di repubbliche federali che sono, fortunatamente, democratiche. Semplicemente, sosteniamo che prima di definire un organoPag. 62della Repubblica italiana bisognerebbe precisare, nella prima parte della Costituzione, la natura della stessa. La natura di una repubblica deriva dalla storia di un Paese, dalla sua Carta costituzionale e non può essere cambiata con tanta disinvoltura. Quindi, intendiamo semplicemente sostenere che difficilmente si può qualificare una Camera di una repubblica che è qualificata diversamente. Nella proposta emendativa al nostro esame, ci richiamiamo alla denominazione di Senato federale, in quanto è di tutta evidenza che, se avessimo seguito il naturale ordine delle cose, saremmo pervenuti a parlare degli emendamenti all'articolo 3 solo dopo aver definito all'articolo 1 la qualità del Senato. Nell'accantonare l'articolo 1, ci siamo anche detti che non si può partire nella denominazione del Senato dando un aggettivo che non corrisponde alla sostanza che a quell'organo si deve dare. Inoltre, è evidente a tutti - mi è stato anche spiegato dalla Presidenza - che laddove, come auspichiamo, l'articolo 1 non dovesse determinare quella modifica del Senato con la qualificazione di «federale», automaticamente verrebbe a cadere la definizione portata all'articolo 3. In questo senso, naturalmente non accediamo all'invito al ritiro della nostra proposta emendativa. Dopodiché, come si può vedere, tentiamo di porre un presidio a questo desiderio di eleggere la seconda Camera attraverso una nomina di secondo grado. Diamo per possibile che possa coesistere all'interno della stessa Camera una larga maggioranza di senatori eletta a suffragio universale e diretto ed una minoranza indicata, eletta dai consigli regionali. Quindi, non accediamo all'invito al ritiro ed invitiamo i colleghi a votare favorevolmente.



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