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Interventi urgenti in materia economico-fiscale, per lo sviluppo e l'equità sociale

Disegno di legge di conversione, con modificazioni, del decreto-legge n. 159 del 2007: Interventi urgenti in materia economico-finanziaria, per lo sviluppo e l´equità sociale - (A.C. 3194-A); (20-11-2007 Questioni di fiducia - pag. 14)

ELIAS VACCA. Signor Presidente, signori del Governo, colleghi deputati, ogni qualvolta le dinamiche parlamentari portano al voto di fiducia, gli apporti delle singole forze sul merito dei provvedimenti ne risultano sacrificati. Ciò ci riguarda tanto più come gruppo dei Comunisti Italiani in quanto, come più volte ribadito in quest'Aula, sosteniamo lealmente il Governo, ma non rinunciamo a richiamarlo continuamente al rispetto del programma di coalizione, né alla costruzione di un'agenda delle priorità ordinata secondo i bisogni reali dei cittadini e dei lavoratori.

Un lavoro di straordinaria importanza ci ha assorbiti e tuttora ci impegna: il tentativo di riportare al centro del dibattito politico italiano la questione delle condizioni materiali di vita di milioni di lavoratrici e di lavoratori italiani e di migranti, che nel nostro Paese cercano una prospettiva di vita, un presente dignitoso e un futuro possibile. Questo compito può, anzi, deve essere portato avanti (e così sarà) dalle forze della sinistra insieme, con l'apporto necessario delle specificità di ciascuno, ma con rinnovato spirito unitario, perché ciò che già ci tiene insieme non sono solo i contenuti «autoprodotti», ma è la forte domanda di unità che proviene quotidianamente dalle lavoratrici e dai lavoratori. A questa domanda, non si dubiti, rispondiamo e in termini sempre più unitari risponderemo. Come gruppo dei Comunisti Italiani, fra le positive novità del provvedimento al nostro esame, segnaliamo la stabilizzazione di numerosi lavoratori socialmente utili nel sud del Paese, la detrazione di trecento euro per i redditi inferiori a 50 mila euro lordi, il piano casa, l'equiparazione delle vittime della criminalità organizzata a quelle del terrorismo e i fondiPag. 15reperiti per la intermodalità del trasporto pubblico. Altro che ponti sullo Stretto e relativi carrozzoni! Nessun provvedimento da solo realizza l'equità o la giustizia sociale; il nostro e quello del Governo è un lavoro di lunga lena, nel quale ogni provvedimento è un mattone che ricostruisce l'edificio in larga parte abbattuto nel quinquennio di governo della destra. Nelle prossime settimane ci attende un grande lavoro, quest'anno più importante che mai, perché ci troveremo ad affrontare l'ordinaria fatica (se così vogliamo chiamarla) dell'iter del disegno di legge finanziaria, e nel contempo e ancor più incisivamente, dovremo tentare di affrontare i nodi non risolti del lavoro e della previdenza, con rigore e consapevolezza di quanto il Paese si aspetta da noi. Ancor più, dunque, sapremo parlare, e vogliamo che il Governo parli al Paese, quando affronteremo il disegno di legge finanziaria e il Protocollo sul welfare, sui quali non mancherà il contributo critico e propositivo delle forze della sinistra chiamate, proprio su questi temi, ad agire compatte e risolute. A noi Comunisti Italiani, sarebbe comunque piaciuto un dibattito più ampio su alcune norme, per esempio avremmo voluto interloquire più diffusamente sull'articolo 16 del provvedimento in esame nella parte in cui, ancora una volta, procrastina il duopolio televisivo di fatto in essere. Le ragioni addotte a giustificazione dello slittamento, infatti, non ci persuadono. Si tratta di una battaglia di democrazia e di rispetto delle regole cui non rinunceremmo; anzi, la porteremo avanti con gli altri strumenti che il lavoro parlamentare offre. Questa vuole essere la nostra cifra: essere leali con il Governo e concreti nell'azione, unitari con le altre forze della sinistra. Negli ultimi mesi non è stato semplice, e non lo è tuttora, per i Comunisti Italiani, come per altre forze della sinistra, perseverare nell'ostinata ricerca di soluzioni concrete ai veri problemi dei lavoratori e delle lavoratrici, mentre da parte di altri - come riportato ampiamente dagli organi di stampa - si parla molto di legge elettorale e, in particolare, di norme volte all'estromissione dalle istituzioni parlamentari e locali delle forze più critiche della sinistra. Non è stato semplice non lasciarsi distrarre, e non lo è tuttora. Tuttavia, manteniamo saldi i nervi e perseveriamo con ostinazione nel nostro compito più alto, ovvero fare politica a colpi di interventi concreti, tentando di migliorare di volta in volta, con il concorso delle altre forze della sinistra, le proposte del Governo, a cui rinnoviamo, anche in questa occasione, la fiducia. Siamo convinti, infatti, che questo Governo e questa maggioranza - ma soprattutto questo Paese - hanno bisogno della sinistra e dei comunisti, come la grande manifestazione del 20 ottobre scorso ha abbondantemente dimostrato. Nel 2006 abbiamo assunto un programma che dobbiamo difendere da chi pensa che gli impegni con gli elettori possano essere accantonati o disattesi in nome della rincorsa alle formule elettorali vincenti. Forse qualcuno (sia nella maggioranza, sia nell'opposizione) potrà pensare che i politicismi e le ingegnerie elettorali mettano il silenziatore alle grandi questioni sociali del Paese, ma si sbaglia. Bisogna fare attenzione sia ad escludere dall'agenda politica le grandi questioni concrete che il Paese pone, sia a giocare agli apprendisti stregoni e agli alchimisti, in quanto si rischia di restare vittima dei propri veleni. Ed è un vero veleno per il Governo e per le forze democratiche e progressiste della sinistra ciò che giunge da alcune forze dell'opposizione. Si tratta di un vecchio serpente che ha cambiato pelle, ma è, tuttora, capace di mordere: si chiama consociativismo, palude democratica, immobilismo delle dinamiche sociali, che è funzionale solo ai poteri forti dell'economia, della finanza e dell'informazione. Gli elettori ci hanno chiesto di fermare la spinta eversiva del quinquennio precedente, di rimuovere le macerie e di ricostruire un'Italia più giusta, più rispettosa delle leggi, più equilibrata nei poteri e più protettiva nei confronti dei deboli. Qualcuno potrà pensare, dopo aver letto iPag. 16quotidiani degli ultimi tre giorni, che la cessazione delle ostilità tra le forze politiche numericamente più significative, nella maggioranza e nell'opposizione, e il superamento annunciato del bipolarismo siano un valido obiettivo in sé. Non è così, in quanto gli italiani non vivono di ingegneria né elettorale né parlamentare. In Italia, inoltre, si è aperta una grande questione di disparità tra chi ha visto lievitare i propri profitti e ha mantenuto comode rendite di posizione e chi ha visto, di mese in mese, diminuire il potere di acquisto del salario, fino agli attuali e intollerabili livelli. Oggi più che mai, infatti, nell'interesse delle persone in carne e ossa, dei lavoratori, dei disoccupati, dei migranti e delle famiglie occorre, anzitutto da parte della politica e delle istituzioni democratiche, assumere la responsabilità di dire da che parte si sta e, poi, stare veramente dalla parte di chi, nel conflitto sociale, è più esposto e di chi ha bisogno di essere difeso. Il Governo, con il provvedimento in esame e con il disegno di legge finanziaria appena pervenutoci, guarda a questi bisogni in misura crescente. Tuttavia, occorre guardarsi e difendere anche il Governo da chi vuole i segni di una pace sociale terrificante, da chi predica e pratica l'allontanamento, da sé e dai propri aurei salotti, di un problema che non è di redistribuzione, ma di riconoscenza per chi ha fatto in concreto dell'Italia, dentro i cancelli delle fabbriche, nelle scuole, nelle grandi manifestazioni dei lavoratori e nelle istituzioni, una Repubblica democratica fondata sul lavoro (Applausi dei deputati dei gruppi Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista-Sinistra Europea e Sinistra Democratica. Per il Socialismo europeo - Congratulazioni).

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