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Incidente acciaieria Thyssenkrupp di Torino

Comunicazioni del Governo

Informativa urgente del Governo sul gravissimo incidente sul lavoro occorso presso l´acciaieria ThyssenKrupp di Torino che ha causato la morte di quattro operai, oltre a diversi feriti (12-12-2007 - pag. 34)

ELIAS VACCA. Signor Presidente, la rabbia dei lavoratori e dei parenti delle vittime è stata indirizzata non soltanto verso l'impresa che scelleratamente ha consentito che quelle morti e quei ferimenti si verificassero, ma è stata indirizzata anche al sistema della politica e alle rappresentanze degli stessi lavoratori. Quella protesta e quella rabbia dimostrano che la misura è colma e che si sta rompendo qualcosa anche nel rapporto tra i lavoratori e chi ne ha la rappresentanza nella sede politica e nella sede sindacale.

Adesso non è pensabile che dai banchi dei Comunisti Italiani giunga un intervento limitato al cordoglio ed al rammarico per la strage consumata alla ThyssenKrupp di Torino. Non è pensabile che accada né sarebbe conseguente alla nostra azione in questo anno e mezzo di partecipazione all'azione di Governo. Mentre altri, anche all'interno della stessa maggioranza - dando conto e seguito a ciò che mediaticamente appariva sui provvedimenti che hanno dato il massimo della popolarità al Governo e alla maggioranza stessa - si occupavano del progressivo spostamento dell'attenzione dai temi del lavoro salariato e del lavoro nelle fabbriche a quelli della tutela del consumo, si andavano costruendo i presupposti per tragedie come quella di Torino. Mentre la politica, inseguita o forse alimentata dal sistema mediatico, si preoccupava un po' troppo delle ricariche dei telefonini, si andava costruendo la tragedia che è accaduta a Torino. Si costruiva passo dopo passo, nella iniquità di norme:alcune proposte per fortuna - come dirò - non giunte ad approvazione, altre lasciate galleggiare nel brodo di coltura di una società che si preoccupa molto e sempre di più di come si debba disciplinare la spendita del denaro e molto meno si preoccupa del sudore e anche del sangue versato per guadagnare quel denaro. Ci si è preoccupati, ad esempio, di detassare lo straordinario: vorrei ricordare che gli operai che sono morti erano alla quarta ora di straordinario, cioè alla dodicesima ora di lavoro in quella giornata. In questo modo l'impresa potrà assumere meno lavoratori e potrà far lavorare di più quelli che ha in forza, i quali, a loro volta, saranno felici di poter arrotondare un salario il cui potere di acquisto è ridotto quasi della metà rispetto a un decennio fa. Arrotonderanno il salario lavorando oltre i limiti della ragionevolezza e oltre i limiti dell'umanamente possibile per sopravvivere e per cercare di impedire che i loro figli debbano vivere il loro stesso destino. Svolgeranno quel lavoro a rischio - tutto a loro carico - della loro salute e della loro vita nel tentativo di rendere migliore il destino dei loro figli o di renderli semplicemente orfani. Come gruppo dei Comunisti Italiani abbiamo operato nel concreto. Vorrei ricordare, per esempio, che con il concorso di tutti i deputati delle forze della sinistra vi abbiamo indotto a modificare radicalmente una norma: l'articolo 19, al Capo II recante Ulteriori misure per le imprese, del cosiddetto decreto Bersani-bis, dove si prevedeva perfino che la possibilità di attestare la conformità e la sicurezza di impianti fosse affidata ad un professionista e all'autocertificazione dell'impresa. Cosa avremmo da dire oggi se avessimo approvato quella norma di fronte alla tragedia della ThyssenKrupp? Che l'impresa era stata particolarmente affidabile nell'autocertificarsi la sicurezza degli impianti o che si erano serviti di qualche professionista particolarmente illuminato? Noi ci siamo sempre opposti a questo tipo di cose e lo abbiamo fatto in tempi non sospetti, quando le tragedie ancora non si erano consumate. Abbiamo denunciato il pericolo insito nell'affidamento ai privati di tale potere di certificazione; abbiamo operato anche sul Protocollo welfare per cercare di non limitare il diritto al prepensionamento dei lavoratori usurati; abbiamo chiesto più risorse per gli ispettori del lavoro e per gli ispettori tecnici del lavoro; abbiamo lavorato con tutta la maggioranza per giungere al punto più alto - come ha già affermato qualche collega prima di me - e cioè all'approvazione della legge che contiene anche deleghe al Governo in materia di sicurezza sul lavoro. Noi abbiamo fatto di questi temi la cifra della nostra azione politica. Quante cose i Comunisti Italiani hanno dovuto ingoiare (come si dice in questi giorni), pur di portare al centro dell'attenzione le tematiche relative al lavoro! In ogni occasione opportuna, abbiamo portato al centro dell'agenda politica il tema delle condizioni materiali dei lavoratori. E il tema legato al loro salario e alle condizioni materiali della loro vita è legato anche a quello della sicurezza, perché non è accettabile che una questione sia legata all'altra in termini di proporzionalità inversa. Vuoi avere più soldi per campare i tuoi figli e la tua famiglia? Devi accettare di fare quattro ore di straordinario! Devi accettare che la tua impresa, che non vuoi che chiuda, operi in condizioni di insicurezza! Devi accettare le condizioni di lavoro che in quell'impresa ti sono imposte! Puoi anche lasciare le mani sotto la pressa, ma questo evidentemente fa parte delle regole del gioco! A proposito di regole del gioco: considerato che, a fronte di un incremento dell'8 per cento del volume d'affari - come ricordava poc'anzi il collega Turci - vi è stato un incremento del 27 per cento dei profitti, sarei proprio curioso di sapere se questo incremento dei profitti è stato investito per caso in pubblicità, piuttosto che in sicurezza, e a quali logiche di mercato certe aziende devono rispondere. Anche personalmente, ho sempre contestato la definizione di «datore di lavoro» in capo a chi fa impresa avvalendosi del lavoro. Anche appropriarsi in questo modo selvaggio del linguaggio è un cattivo servizio al mondo del lavoro. Nella nostra cultura politica di comunisti, il lavoro lo danno gli operai, gli altri lo prendono, lo organizzano e lo utilizzano per produrre profitti in un sistema di mercato. Gli operai danno il lavoro e sono gli stessi operai che, quando la politica si distrae e non realizza le condizioni cogenti per l'impresa, insieme al lavoro, purtroppo, qualche volta danno anche la loro vita. Vi è, evidentemente, un conflitto di interessi forte e pesante nella nostra società e il Governo e il Parlamento devono assumersi la responsabilità di ristabilire condizioni che, prima della legge n. 30 del 2003, erano previste costituzionalmente ed applicate con legge ordinaria. La legislazione sul lavoro, quella in materia di turni, di orario di lavoro, di straordinario, infatti, è sottratta - e deve essere sottratta - alla disponibilità dei lavoratori e della contrattazione. Non esiste una contrattazione vera, non è un mercato vero, perché vi sono una parte forte e una debole. E la parte forte, a volte, impiega lavoratori immigrati - che hanno, in questo modo, l'unica possibilità di garantirsi il soggiorno in Italia - e crea un mercato del lavoro distorto, in cui la gente è disposta a lasciare le mani sotto le presse sempre di più, perché queste sono le condizioni e il rapporto fra il mondo dell'impresa e il mondo del lavoro in questo Paese. Noi non accettiamo in alcun modo di limitarci al semplice cordoglio. Svolgiamo semplicemente un rilievo e un'osservazione: esistono modi, anche a seguito dell'approvazione di quella legge, attraverso i quali il Governo può fare più in fretta e deve fare più in fretta. Lo ricordo perché, in questi giorni, stiamo valutando il cosiddetto «pacchetto sicurezza»: un immigrato rumeno uccide una donna e si attuano le espulsioni di massa dei rumeni presenti in questo Paese; nelle fabbriche muoiono una o più persone al giorno ma, evidentemente, questo non è altrettanto motivo di urgenza. Noi non siamo in questo Governo né in questa maggioranza per tollerare questo stato di cose (Applausi dei deputati dei gruppi Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea)!

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