Magistratura e politica, sul caso Forleo le decisioni del Csm non sono convincenti
Magistratura e politica, sul caso Forleo
le decisioni del Csm non sono convincenti
di Elias Vacca*
Non sono mai stato un fan di Clementina Forleo, né ho intenzione di cominciare adesso. Per la verità non sono mai stato un fan di nessun giudice né di nessun pubblico ministero, neppure quando esserlo procurava un surplus di popolarità e di intrinseca credibilità.
Ciò premesso buona parte delle considerazioni che ho modo di leggere in questi ultimi giorni sull’operato della Forleo m’indigna ed il provvedimento adottato dal CSM all’unanimità dei suoi componenti mi perplime, almeno in relazione al contenuto di quel provvedimento (l’ordinanza con la quale si richiedeva alla Camera dei Deputati l’autorizzazione all’uso di intercettazioni telefoniche di soggetti interloquenti con D’Alema, Fassino e Cicu) che tanto approfonditamente ho avuto modo di studiare, essendo stato a suo tempo gravato della relazione sulla posizione Consorte/D’Alema.
Ribadisco ciò che già allora ebbi modo di dire anche nelle sedi formali della Giunta per le Autorizzazioni della Camera e nel dibattito d’aula: quel provvedimento è singolare e contiene più d’un errore. Esso inoltre espropria il P.M. della sua tipica funzione e contiene giudizi più consoni ad una sentenza che ad una ordinanza, nel senso che predefinisce anche nel merito ruoli, responsabilità e corresponsabilità.
Il provvedimento era criticabile sotto due profili:
- la individuazione della competenza della Camera, limitatamente a D’Alema, era clamorosamente errata, per non essere egli deputato all’epoca delle intercettazioni. Sul radicamento della competenza insistettero invece la stessa Forleo e se non erro la Procura, il mio amico Federico Palomba, il Prof. Cordero. La mia interpretazione sul punto mi costò anche una polemica radiofonica con Paolo Flores d’Arcais che considerava un atto di viltà l’eccezione d’incompetenza.
La Corte Costituzionale con sentenza depositata il 23 novembre scorso, nel pronunciarsi su analogo caso e provvedimento, statuisce che sulla incompetenza avevo ragione, per la ben ovvia considerazione che una prerogativa già abbondantemente discussa e discutibile, quale quella della legge Boato, non può certo essere riferita a chi non rivesta la carica di deputato al momento in cui venga intercettato.
- Il secondo profilo attiene alla ultroneità della richiesta nei confronti di Consorte e dello stesso D’Alema. Infatti la Consulta statuisce, come io stesso ebbi a sostenere nel rimettere gli atti alla Dott.ssa Forleo, che le intercettazioni operate su Consorte ben potevano essere utilizzate nei confronti di quest’ultimo, senza alcuna autorizzazione della Camera. Sono lieto della pronuncia della Corte nella parte in cui dichiara parzialmente incostituzionale l’art.6 della legge Boato e così mi esime dal proporne la modifica.
Dubito che fosse necessario interessare l’Europarlamento della posizione dell’attuale ministro degli esteri e dubito che tra le “immunità” possa annoverarsi quella dell’art.6 della legge Boato.
Ciò puntualizzato debbo dire che non è la prima né credo sarà l’ultima volta che mi tocca affrontare provvedimenti con queste caratteristiche. Nella mia attività professionale mi è già capitato in passato di opinare provvedimenti ed impugnarli, ottenendo perfino, talvolta, ragione.
Una cosa è però qualificare i provvedimenti. Un’altra è qualificare automaticamente l’estensore.
Insomma pur ritenendo quel provvedimento anomalo mi pare che la reprimenda del CSM sia davvero spropositata se ed in quanto riconducibile al provvedimento.
Altro fatto è tutto quanto accaduto a valle del provvedimento. Gli inviti alla prudenza che Forleo dice di aver ricevuto e che i suoi interlocutori paiono aver smentito. Le apparizioni mediatiche. Il tam tam sulle “note temperamentali” del giudice.
Puntualizzate le critiche sul merito del provvedimento posso adesso rivelare che nel conversare con un mio amico notissimo e stimato giornalista ebbi a dire: “Le caratteristiche di questo provvedimento sposteranno l’attenzione dalla luna al dito”.
E’ perlappunto quello che sta accadendo. In un Paese nel quale il processo ai protagonisti di quelle scalate ed ai loro interlocutori telefonici è già stato celebrato sul piano mediatico, quindi fra poco tutti lo dimenticheranno, oggi si celebra con pari dispendio d’inchiostro quello al giudice che di quella vicenda, almeno nella fase delle indagini preliminari, si occupava.
Beh, in questa fase io non riesco a non stare dalla parte del più debole. E’chi sia il più debole è fin troppo evidente. Che poi il più debole sia stato spinto a porsi in una condizione di debolezza nessuno me lo toglie dalla testa. La Forleo mi è sempre sembrata, prima ancora che si occupasse delle note scalate, uno spirito libero. L’impossibilità di qualificare politicamente i suoi provvedimenti lo dimostra a sufficienza.
Gli spiriti liberi e cocciuti come lei trovano sempre sulla loro strada qualcuno che libero lo è meno, diciamo qualcuno che è più incline alla prudenza. Loro, gli spiriti liberi, agiscono perché detestano tutte le incrostazioni del potere. Sull’onda dell’emotività, che dai comportamenti degli spiriti liberi deriva, in molti si cullano e si lasciano cullare, salvo prendere le distanze quando debbono proteggere anzitutto sé stessi.
Infine non posso che rilevare come la rappresentazione del conflitto politica-magistratura, abusato in questa vicenda, sia del tutto fasulla, vi sono conflitti interni alla politica ed altri interni alla magistratura. Mi pare di poter dire che gli uni non siano indifferenti agli altri ed anzi che gli uni si intreccino con gli altri a seconda dell’utilità del momento.
Mi sono sentito offeso nei giorni in cui la rappresentazione degli schieramenti in campo era Forleo contro tutti o DeMagistris contro tutti. Considerato che quel tutti comprendeva anche il sottoscritto, arruolato d’ufficio alla “ignobile schiatta, o casta, dei politici”.
Oggi, alla luce degli eventi che riguardano, anzi colpiscono Clementina Forleo, posso dire che quell’unanime iniziativa del CSM non mi convince affatto, oggi posso dirlo con tranquillità perché la mia probabilmente isolata critica non ha il sapore della compiacenza all’opinione dominante.
*Deputato del Partito dei Comunisti Italiani



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