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Recepimento di direttive comunitarie

Disegno di legge: Delega legislativa per il recepimento di direttive comunitarie (Approvato dal Senato) (A.C. 2600); (13-6-2007 Esame articoli - pag. 53)

ELIAS VACCA. Signor Presidente, intervengo per dire che è a tutti evidente come siamo arrivati un po' in affanno all'attribuzione di queste deleghe, perché quanto all'attuazione di alcune direttive siamo morosi già dal novembre del 2006. A questo proposito il lavoro che abbiamo svolto in Commissione finanze ci ha portato a ricevere assicurazione dal Governo che prima dell'adozione dei decreti legislativi, emanati in attuazione delle deleghe che ci apprestiamo a conferire, si concorderanno i termini dei decreti legislativi stessi.

Noi, continuando ad essere leali e solidali con l'azione del Governo, accettiamo questa impostazione, ma è necessario che puntualizziamo alcuni concetti sui termini di inquadramento di tali decreti legislativi e, in particolare, con riferimento al problema delle OPA, che è stato evocato anche da altri colleghi. Per noi non vi è un problema semplicemente di reciprocità; la condizione di reciprocità, che credo anche con spirito condivisibile è stata avanzata da alcuni colleghi dell'opposizione, non è né l'unico problema che ci possiamo porre, né può essere l'unica medicina utile a risolvere, o anzi a prevenire i mali che abbiamo visto paventarsi con riferimento, ad esempio, alla società Autostrade o con riferimento alla società Telecom. In condizioni di globalizzazione del mercato imprenditoriale e finanziario diviene anche molto complicato definire la nazionalità delle entità che si apprestassero eventualmente ad effettuare l'OPA, proprio perché attualmente è molto difficile porre sotto una bandiera o sotto un'altra la composizione del pacchetto azionario o la maggioranza di esso o il pacchetto di controllo della società, specialmente quando si tratta di grandi entità. Per l'altro verso, invece, è più opportuno riferire le nostre precauzioni al settore di intervento delle società oggetto di OPA. Questo perché - lo abbiamo detto e il nostro segretario si è anche speso a tal proposito quando l'attenzione era incentrata sulla società Autostrade - non può essere del tutto indifferente alla politica il fatto che una società scalata si occupi di credito, di trasporti, di energia, di telecomunicazioni; così come non può, altresì, essere indifferente che la società scalata impieghi dieci o 10 mila lavoratori. Considerato, quindi, che la nostra preoccupazione è rivolta sia al mantenimento dei livelli occupazionali delle società che eventualmente venissero scalate, sia al settore di intervento di esse, chiederemo e reitereremo al Governo la richiesta di una particolare attenzione nella predisposizione dei decreti legislativi su tali temi. Desidero anche menzionare - per avvalorare la tesi per cui ciò che è importante è l'interesse dei cittadini per il campo di intervento delle società che vorremmo proteggere da scalate che potrebbero portare devastazioni, sia nel mercatoPag. 54del lavoro sia, in generale, in ordine all'interesse nazionale - un approfondimento giornalistico di poche settimane fa, che ho seguito con particolare interesse. Esso riguarda la politica energetica e di approvvigionamento del gas. Da tale approfondimento emerge che, a volte, non c'è neanche bisogno di scalare una società per avere indirettamente il controllo di determinati settori sensibili; emerge, infatti, che sono stati avanzati gravi dubbi sulla indipendenza dell'ENI in riferimento all'approvvigionamento di gas proveniente dall'ex Unione Sovietica. Questi sono i criteri che ispirano la nostra azione politica. Ribadiamo la nostra fiducia al Governo, ma saremo attenti osservatori e interverremo puntualmente - anche con i nostri mezzi - per sciogliere alcune delle preoccupazioni che sono state manifestate anche da settori dell'opposizione (Applausi dei deputati del gruppo Comunisti Italiani).

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