XIII AGRICOLTURA - Crisi finanziaria comparto agricolo regione Sardegna 3
Indagine conoscitiva sulla crisi finanziaria del comparto agricolo, con particolare riferimento alla situazione della regione Sardegna. Audizione di rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole: dr. Luca Saba e avv. Giovanni Dore (Coldiretti), dr. Gigi Picciau e dr. Domenico Sole (Confagricoltura), dr. Giorgio Piras e dr. Carmine Masoni (CIA) (22-1-2008 - pag. 35)
Marco LION, presidente, avverte che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata, oltre che attraverso impianti audiovisivi a circuito chiuso, anche mediante la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati. Introduce quindi l'audizione. Il dottor Luca SABA, direttore regionale della Coldiretti della Sardegna, il dottor Gigi PICCIAU, presidente della Federazione regionale degli agricoltori della Sardegna (Confagricoltura), il dottor Giorgio PIRAS, presidente della CIA Sardegna, il dottor Domenico SOLE, presidente dell'Unione provinciale degli agricoltori di Sassari (Confagricoltura) e l'avvocato Giovanni DORE, della Coldiretti, intervengono sul tema oggetto dell'indagine. Intervengono per porre quesiti e formulare osservazioni i deputati Luigi COGODI (RC-SE), Amalia SCHIRRU (PD-U) Luca BELLOTTI (AN), Elias VACCA (Com.It) e Filippo MISURACA (FI). Il dottor Giorgio PIRAS, presidente della CIA Sardegna, il dottor Carmine MASONI, responsabile dell'ufficio legislativo della CIA, il dottor Gigi PICCIAU, presidente della Federazione regionale degli agricoltori della Sardegna (Confagricoltura), il dottor Luca SABA, direttore regionale della Coldiretti della Sardegna, e l'avvocato Giovanni DORE, della Coldiretti, formulano ulteriori precisazioni. Marco LION, presidente, ringrazia infine i partecipanti e dichiara conclusa l'audizione. Resoconto stenografico
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE MARCO LION La seduta comincia alle 14,10.
(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).
Sulla pubblicità dei lavori. PRESIDENTE. Avverto che la pubblicità dei lavori della seduta odierna sarà assicurata anche attraverso l'attivazione di impianti audiovisivi a circuito chiuso e la trasmissione televisiva sul canale satellitare della Camera dei deputati.
Audizione di rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Copagri. PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla crisi finanziaria del comparto agricolo con particolare riferimento alla situazione della regione Sardegna, l'audizione di rappresentanti delle organizzazioni professionali agricole Coldiretti (Confederazione nazionale coldiretti), Confagricoltura (Confederazione generale dell'agricoltura italiana), Cia (Confederazione italiana agricoltori) e Copagri (Confederazione produttori agricoli). Sono presenti: per la Coldiretti il dottor Luca Saba, direttore regionale per la Sardegna e l'avvocato Giovanni Dore; per la Confagricoltura il dottor Gigi Picciau, presidente della Federazione regionale degli agricoltori della Sardegna, il dottor Domenico Sole, presidente dell'Unione provinciale degli agricoltori di Sassari e l'avvocato Giorgio Buso, responsabile del servizio legislativo della Confagricoltura nazionale; per la Cia il dottor Carmine Masoni, responsabile dell'ufficio legislativo di Roma e il dottor Giorgio Piras, presidente della Cia Sardegna. Copagri ha comunicato di non poter assicurare la presenza dei suoi rappresentanti. Ringrazio, innanzitutto, i presenti per aver accolto l'invito della Commissione e do loro subito la parola. Dopo il loro intervento faranno seguito le eventuali domande da parte dei colleghi deputati, alle quali gli auditi potranno replicare.
LUCA SABA, Direttore regionale della Coldiretti della Sardegna. Signor presidente, abbiamo presentato un documento unitario - che sarà illustrato dai colleghi - nel quale abbiamo indicato il percorso che, ormai da qualche anno, le tre organizzazioni di categoria hanno intrapreso per affrontare il problema dell'indebitamento, un problema che le ultime vicende legate alle aste hanno fatto emergere anche dal punto di vista mediatico. Nel documento, che chiederei al presidente di allegare al resoconto della seduta odierna, sono sinteticamente contenute le soluzioni prospettate, che contemplano la necessità, per le nostre organizzazioni, di farsi portatrici di un messaggio molto chiaro - sul quale credo che potremo trovarci d'accordo - legato non solo al blocco delle aste, ma anche al sostegno di tutti coloro che, con fatica, hanno pagato i mutui vendendo terreni e beni di famiglia, pur di ottemperare a quanto richiesto dalla legge n. 44 (legge regionale 13 dicembre 1988, n. 44, regione Sardegna). Occorre dire, per chiarezza di termini, che l'indebitamento delle aziende agricole in Sardegna non è imputabile solamente alla legge n. 44, bensì riguarda anche periodi precedenti. Si tratta di un problema che si sta trascinando da tempo, trasformando l'indebitamento in sofferenza e dando una lettura dei fatti che, a volte, risulta difforme dalla realtà. Da parte nostra, oltre all'istituzione di un tavolo regionale composto dalle organizzazioni agricole e dai tecnici della regione, sono state ipotizzate ulteriori soluzioni per uscire dall'indebitamento. Proprio di recente abbiamo intrapreso una causa legale affinché si riconoscano le colpe della regione Sardegna nell'avere concesso i mutui senza aver notificato la legge a Bruxelles. Ribadisco, comunque, che l'indebitamento delle aziende non è un problema legato solamente alla legge n. 44. Esso inoltre, ultimamente, sta facendosi pesantemente sentire sulle aziende a causa del noto aumento del prezzo dei cereali, delle materie prime e delle sementi. Un fenomeno, questo, che sta contribuendo a mettere in ginocchio il settore. È chiaro che Coldiretti, oltre agli opportuni interventi urgenti sulle aste, ritiene anche necessario rendere giustizia a tutte quelle imprese che hanno pagato con fatica gli interessi, magari vendendo parti di azienda e indebitandosi ulteriormente tramite il finanziamento di nuovi mutui che non sono ancora terminati. Lascio la parola ai colleghi per una spiegazione più approfondita del documento.
PRESIDENTE. Grazie. Il documento predisposto dai nostri interlocutori (vedi allegato) sarà fotocopiato e distribuito ai colleghi; sarà poi allegato al resoconto della seduta odierna.
GIGI PICCIAU, Presidente della Federazione regionale degli agricoltori della Sardegna (Confagricoltura). Sono qui per ripetere quanto ho già detto alla Commissione agricoltura del Senato e ho dichiarato alla stampa e che anche Lei, signor presidente, ha sentito dibattere nel corso di un'infuocata riunione con le forze politiche, tenutasi a Decimoputzu. Siamo di fronte a una situazione che ormai si trascina da forse più di quindici anni, sulla quale nessuno ha mai voluto veramente mettere mano: la regione Sardegna, per prima. Quando dico «regione Sardegna» intendo sia i governi di destra, sia quelli di sinistra; infatti i primi non sono stati migliori dei secondi. Non si è fatto niente in passato e non si sta facendo niente neanche adesso! Si parla; si fanno ipotesi; si organizzano incontri, sperando che con il tempo le cose si aggiustino gradualmente da sole. Ciò non potrà mai avvenire, perché stiamo parlando di 180 milioni di euro di sofferenza, ai quali vanno sommati 700 milioni di euro di indebitamento del mondo agricolo sardo. La Sardegna agricola non può permettersi tali cifre. Lo ripeto: si tratta di un lusso che non ci possiamo permettere; una situazione alla quale dovete assolutamente mettere mano, altrimenti la vicenda si allargherà dal piano economico produttivo a quello sociale. In realtà, si tratta già di un problema sociale: ogni giorno conosciamo e verifichiamo lo stato di necessità di molti paesi dell'entroterra della Sardegna, nei quali le famiglie trovano difficoltà a mandare i bambini a scuola. È vero che se andiamo ad esaminare le singole situazioni debitorie, troviamo chi vi è stato costretto, chi ne ha approfittato per inserirsi e anche chi, magari, ha contratto il debito per acquistare l'automobile; tutto ciò è certamente possibile, ma si tratta di un distinguo molto difficile da fare. Concordo con il collega Saba quando afferma che molti, pur di non farsi espropriare le aziende, hanno venduto i beni di famiglia. Ciò rappresenta un ulteriore problema. Infatti da un lato l'azienda non si è indebitata, ma dall'altro neppure possiede la liquidità sufficiente per partecipare ai vari progetti POR (Programma operativo regionale) o di altro tipo, necessari per lo sviluppo dell'agricoltura della Sardegna. Non è possibile andare avanti così. Signor presidente, vi abbiamo consegnato il nostro documento e, già da tempo, vi abbiamo inviato una copia della sentenza del Presidente della Repubblica sulla quale interverrà il presidente dell'Unione provinciale degli agricoltori di Sassari. In quest'ultimo caso, si tratta di una causa vinta: ebbene, se neppure vincendo le cause si riesce ad ottenere ragione, io non so veramente più che cosa dire. Si tratta di prendere atto dei documenti e di valutare la situazione. Siamo qui, oggi, per confermare tutta la disponibilità delle nostre organizzazioni per favorire la composizione di questa triste vertenza.
GIORGIO PIRAS, Presidente della Confederazione italiana agricoltori Sardegna. Signor presidente, non ripeterò quanto hanno già detto i miei colleghi e amici. Una cosa è certa e lo hanno sottolineato sia Luca Saba che Gigi Picciau: non possiamo permetterci di perdere un pezzo consistente dell'agricoltura che, a suo tempo, aveva compiuto coraggiosi investimenti. Quello che abbiamo ora consegnato è un documento unitario - e non poteva essere altrimenti, per il semplice fatto che esso scaturisce da un tavolo di concertazione promosso dalle organizzazioni di categoria e dall'assessorato all'agricoltura - nato con un compito ben preciso: condurre alla formulazione di una proposta di legge. Si è così voluto che il problema venisse finalmente affrontato e, in qualche maniera, risolto sia in consiglio regionale, sia fuori di esso. Ci rendiamo conto che - probabilmente - il documento non è aggiornato, in particolare per quanto riguarda le ripartizioni per comparto delle sofferenze, nonché le proiezioni per gli istituti di credito maggiormente rappresentativi in Sardegna. Tuttavia, è evidente la situazione di difficoltà generalizzata delle strutture e delle aziende agricole che, come dicevo prima, si sono confrontate con il mercato. Esiste, dunque, un documento di sintesi che, in un certo senso, rappresenta anche una denuncia. Ed è lo stesso che è stato consegnato alla Commissione agricoltura del Senato in occasione di una precedente audizione. Riteniamo che anche per la vostra Commissione possa essere utile esaminarlo. Ultimamente c'è stata un'azione, consistita in una serie di passaggi mediatici, che abbiamo «sopportato» senza intraprendere grandi iniziative. Personalmente, non ho attribuito a tali passaggi un valore positivo o negativo. Ho comunque apprezzato le persone e i politici che si sono affacciati in quel contesto. Ritengo che tali persone abbiano avuto modo di prendere visione dei problemi, anche se guidati in modo malvagio e strumentale da un gruppo di individui che ne ha carpito la buona fede. Di ciò, infatti, si è trattato; di ciò si tratta tuttora. Nella sintesi che abbiamo fornito, penso siano contenute anche le indicazioni necessarie affinché possano, per quanto a ciascuno di noi compete, essere affrontate con coraggio le possibili soluzioni e si possa procedere a un rilancio complessivo del comparto agricolo. Sebbene, ovviamente, non sia possibile rinunciare al confronto, occorre prendere atto - qualcuno lo ha detto anche oggi - che in questo caso il confronto sta andando avanti da quasi vent'anni e, talvolta, si arriva a un punto oltre il quale è difficile trovare giustificazioni. Ho avuto, fino ad oggi, la fortuna di non essere stato costretto ad assumere ruoli di primo piano all'interno della mia organizzazione. Oggi, però, ho un problema serio: essendo presidente regionale di un'organizzazione di categoria mi trovo, al pari di altri colleghi, enormemente esposto. Come gli amici che mi accompagnano, ho creduto in questo comparto e nel suo rilancio; ho creduto e credo che il mondo che rappresento - per quanto mi compete - non solo abbia una dignità, ma stia anche diventando predominante nel sistema e nello scenario economico nazionale. Non sfuggendomi tutto ciò, sono costretto ad attrezzarmi per affrontare le situazioni. La politica ha, da sempre, rappresentato il sistema per gestire i problemi in modo tale che non degenerino, per cui voglio lanciare questo appello: pur essendo molto contento che non ci sia stata alcuna presa di posizione, né da parte nostra, né da parte delle organizzazioni di categoria, dichiaro qui che gli «sciacalli» mi danno molto fastidio. Si tratta di un problema assai serio, che va affrontato nei termini complessivi del sistema politico. Occorre iniziare a fare chiarezza all'interno del sistema economico agricolo e bancario. Questo è ciò che risulta scritto nel documento. L'analisi del tavolo tecnico tratta delle mie responsabilità come agricoltore e di quelle altrui. Non aggiungo altro perché sarebbe superfluo.
DOMENICO SOLE, Presidente dell'Unione provinciale degli agricoltori di Sassari (Confagricoltura). Signor presidente, non mi dilungherò su quanto già esposto dai colleghi nei precedenti interventi e mi soffermerò, invece, su due questioni. Noi ci sentiamo presi in giro due volte dalla regione Sardegna. In primo luogo perché esiste un decreto del Presidente della Repubblica - sentito il Consiglio di Stato - che, da oltre due anni ha ingiunto alla regione Sardegna di corrispondere gli interessi, a valere sulla legge n. 44, su quanto gli agricoltori hanno pagato in più. Ebbene, a due anni di distanza, la regione Sardegna non ha ancora risposto, seppure sia l'assessore Foddis che il presidente abbiano dichiarato che abbiamo ragione e che la regione deve pagare. Siamo stati costretti, lo scorso mese, a promuovere un'azione legale al TAR per ottenere un'ingiunzione di pagamento. Il secondo motivo per cui ci sentiamo presi in giro si riferisce a un'agenzia di stampa, lanciata all'indomani dell'audizione dell'assessore Foddis in questa Commissione, in cui si legge, testualmente, che «il Programma di sviluppo rurale del 2007-2013 sarà quello che consentirà alle imprese agricole di tornare a produrre, e quindi di restituire i mutui contratti». Si dice, inoltre, che «il programma contiene diverse misure e opportunità che possono rivelarsi come un'occasione affinché le nostre aziende agricole possano tornare a produrre all'interno di logiche di mercato». Ebbene, il piano di sviluppo rurale approvato in Sardegna non è stato sicuramente condiviso dalle organizzazioni sindacali, né da altri. In esso è previsto, a differenza delle altre regioni italiane, che solo il 26 per cento delle risorse venga destinato alla produttività, mentre il 58 per cento è destinato agli interventi a pioggia, che sicuramente, non condurranno alla realizzazione di infrastrutture nelle aziende agricole. Nel 2013, dunque, ci troveremo al punto di partenza. Non credo che il piano di sviluppo rurale possa intervenire riuscendo a mettere le aziende agricole in condizione di pagare i mutui contratti. Alcune di esse, addirittura, non sono in condizione di produrre, poiché non hanno i soldi per avviare l'attività agricola. Altre, che giustamente hanno onorato i debiti della legge n. 44, versano sicuramente in una situazione di enorme difficoltà. Quindi, solo con un intervento della regione che paghi la differenza di interessi versata dagli agricoltori, si potrà nuovamente avviare l'agricoltura in Sardegna. Diversamente, dopo il 2013, saremo probabilmente destinati a scomparire.
GIOVANNI DORE, Avvocato della Coldiretti. Signor presidente, nel mio intervento di carattere tecnico, vorrei brevemente richiamare i tre filoni delle controversie che sono attualmente in corso in materia di indebitamento in Sardegna. Il primo filone, ricordato proprio adesso dal presidente dell'Unione provinciale degli agricoltori di Sassari, si è concluso con una sentenza (un decreto del Presidente della Repubblica, dietro parere del Consiglio di Stato) che, tuttora, non è stata eseguita dalla regione Sardegna. Il secondo filone è rappresentato da una controversia in corso davanti al tribunale di Cagliari, che quasi 3.000 aziende hanno aperto nei confronti della regione per ottenere il risarcimento - da parte della regione stessa - dei danni determinati dal comportamento scorretto nella gestione di tutta la partita della legge n. 44. Si tratta, sostanzialmente, di un'altra faccia della stessa medaglia, che ha già avuto un riscontro positivo da parte del Consiglio di Stato e del Presidente della Repubblica, con il decreto citato. Il terzo filone, molto più complesso e delicato, è quello costituito da azioni che gruppi sporadici di agricoltori e di imprenditori agricoli hanno avviato nei confronti delle banche. Dal punto di vista mediatico hanno molto più rilievo le cause contro la regione, che sicuramente stanno andando avanti e che speriamo portino il loro frutto. Tuttavia è bene non sottovalutare il problema - come accennava prima il presidente Piras - dei rapporti di forza che si sono sviluppati, nonché del beneficio che le banche hanno tratto dalla partita dell'indebitamento e, in particolare, da quello derivato dalla legge n. 44. Va ulteriormente sottolineato che, esaminando un contratto di finanziamento sulla base della legge n. 44, (sostanzialmente sono quasi tutti uguali: se non è stato già fatto, invito i componenti delle associazioni a produrne uno, come campione), si potrà constatare che tale legge ha previsto semplicemente un rifinanziamento e una rimodulazione di precedenti debiti che avevano un tasso di interesse molto basso. Si trattava, in definitiva, di precedenti mutui che gli agricoltori non avevano onorato, in tutto o in parte. Questa rimodulazione dei debiti prevedeva, come unica pregiudiziale, che l'importo del mutuo - derivato in via principale da interessi non pagati - venisse riportato a capitale. In tal modo il rifinanziamento comportava l'applicazione di un interesse sostanzialmente anatocistico, vietato dalle norme generali. Infatti, a livello di base, l'interesse era molto elevato e variava fra il 14 e il 18 per cento, a seconda delle aziende. Di fatto, tuttavia, questo veniva decurtato grazie al contributo in conto interessi che la regione doveva erogare, pari a circa il 10 per cento. In conclusione, il tasso effettivo che doveva pagare l'agricoltore, risultava compreso fra il 3 e il 6 per cento, a fronte di un tasso nominale che variava fra il 14 e il 18 per cento. Nel momento in cui, per effetto della decisione della Commissione europea, la regione ha dovuto obbligatoriamente interrompere l'erogazione del contributo in conto interessi (seppure poi nascondendo il tutto per anni e anni, cosa che è oggetto dell'altra controversia giudiziaria), di fatto le banche si sono trovate a beneficiare di un contributo, questa volta a carico del solo agricoltore, che ha ricapitalizzato interessi che avevano un tasso molto più basso. Agli effetti pratici, quindi, l'aiuto vero di tutta questa operazione è andato a favore delle banche e, in particolare, a favore di quella principalmente coinvolta, cioè il Banco di Sardegna (sebbene risultino parecchi mutui fatti anche dalla Banca nazionale del lavoro e da quello che all'epoca si chiamava Banco di Napoli). Varrebbe la pena, allora, di estendere la presente indagine conoscitiva sia ai benefici (effettivi, o almeno potenziali) conseguiti dalle banche in ordine a questa partita molto importante, sia - da un altro punto di vista - a tutte quelle fasi che a noi avvocati risultano essere state vistate tra funzionari della regione, delle banche e dei comitati misti. A quanto pare, infatti, risulterebbe una sorta di connivenza, che veniva camuffata con questo forte contributo in conto interessi stanziato dalla regione senza il placet della Commissione europea e poi clamorosamente cassato, con la decisione che conosciamo. Potrebbe essere oggetto di studio da parte di tutti anche un eventuale intervento per cercare di calmierare questo tasso di interesse che, poi, è lievitato in maniera così clamorosa a carico della sola parte mutuataria.
PRESIDENTE. Do ora la parola ai colleghi che intendano formulare quesiti o osservazioni.
LUIGI COGODI. Signor presidente, vorrei sottoporre - molto brevemente - due questioni ai rappresentanti delle organizzazioni agricole della Sardegna, per cercare di comprendere meglio, da un lato, la loro posizione e, dall'altro, quello che rivendicano. La prima richiesta, che ritengo molto importante, è relativa alla possibilità di chiarire tramite una nota, una memoria o qualsiasi altro documento, l'affermazione fatta nel corso di alcuni interventi (ripresa, da ultimo, dall'avvocato Dore) secondo cui, quando fu varata la legge n. 44, sarebbe intervenuto un ricalcolo degli interessi da parte delle banche. Se ho capito bene, nella determinazione della condizione debitoria, al capitale che non era stato restituito sono stati sommati gli interessi e, sull'insieme di capitale non restituito e interessi, sono stati calcolati ulteriori interessi. Ciò implicherebbe che tutta l'operazione dovrebbe essere ricondotta nell'ambito della presunta, o forse effettiva - ma è da verificare - condizione di anatocismo. Si tratta di un punto molto rilevante ai fini delle conoscenze che la Commissione parlamentare deve acquisire, poiché su di esse si baseranno le diverse iniziative per la definizione di un intervento concreto. Gli interventi che si vorrebbero adottare - lo hanno affermato tutti fin dal primo momento - devono essere non solo concreti, ma anche giusti. Non devono, cioè, premiare alcuna forma di «profitto», tantomeno chi abbia eventualmente approfittato (compiendo un'azione che, dunque, va oltre il profitto), soprattutto nella dimensione bancaria, ma anche in quella amministrativa. È stato fatto un esplicito riferimento, ipotizzando una connivenza - così mi è sembrato di sentire e, se così non fosse, vorrei essere corretto subito - fra strutture amministrative e funzionari rappresentanti della banca. Non è stata, però, chiarita bene la natura di tale connivenza. Questa, forse, non doveva essere chiara neppure all'operatore politico o al rappresentante professionale, poiché, se fosse stata compresa, certamente qualcuno avrebbe denunciato il fatto. Non siamo ragazzini alle prime armi e non siamo tutti giovani come l'avvocato Dore: qualcuno di noi era senz'altro presente, anche a quel tempo. Un fatto del genere, se fosse accaduto, non soltanto comporterebbe elementi di responsabilità personale e di altro genere, ma soprattutto ci fornirebbe un elemento per capire quel meccanismo perverso attraverso il quale si è accumulata tutta questa partita debitoria, inaffrontabile da parte delle aziende. Vorrei innanzitutto avere la conferma che è questa la situazione che si rappresenta, almeno in via di ipotesi. In questo caso, desidererei avere anche una descrizione più precisa, cosicché la questione possa essere oggetto di riscontro nell'audizione delle banche ed eventualmente possa costituire un elemento di chiarimento nell'acquisizione dei dati conoscitivi. Il secondo quesito è molto più semplice e riguarda il documento - assai corposo, concreto e articolato - che avete presentato unitariamente. In esso si chiede che la regione Sardegna promuova l'adozione di una legge, di cui viene anche precisato il contenuto, peraltro degno della massima considerazione. Vorrei comprendere, però, cosa esattamente si chiede: che la regione vari una legge regionale, oppure che si faccia promotrice di una legge nazionale, oppure - come riportato anche nel documento - che la regione si faccia carico di promulgare una legge di coordinamento con una legge statale (questa soluzione sarebbe la più ovvia poiché esistono ambiti di competenza, soprattutto in materia di agricoltura, che sono in parte statali e in parte regionali). Francamente, non riesco a comprendere la formula utilizzata nel documento poiché nell'elenco dei punti menzionati, facendo una rapida ricognizione, rilevo alcune materie che sono di competenza statale e altre che sono, invece, di competenza regionale. La richiesta di promuovere l'adozione di una legge andrebbe pertanto ulteriormente precisata, per comprendere se la regione debba chiedere una legge nazionale, oppure debba proporre una legge di iniziativa regionale riguardante una competenza statale (la regione, a norma di statuto, può proporre leggi al Parlamento), oppure una legge in parte di competenza regionale in cui, comunque, sia la regione a proporre al Parlamento ciò che è di competenza statale. Le leggi, infatti, possono essere proposte al Parlamento dai parlamentari o, anche, dal Governo. Ripeto, dunque, la necessità di un chiarimento sulla formula utilizzata nel documento. In ragione della competenza, si capirà meglio anche il contenuto della richiesta, cioè se si debba intervenire di più nell'ambito delle competenze regionali o in quello delle competenze statali.
AMALIA SCHIRRU. Signor presidente, ringrazio i rappresentanti delle organizzazioni professionali per la loro esposizione, che ci ha aiutato - ancora una volta - a chiarire questa vicenda abbastanza complessa e, per alcuni aspetti, non ancora del tutto chiara. Dagli interventi che si sono succeduti mi è sembrato di capire che certamente il problema esiste e rappresenta, sotto certi profili, un'emergenza sociale, alla quale occorre fornire adeguata risposta. Mi è sembrato di capire che gli auditi pongano diverse questioni. Da un lato abbiamo il blocco delle aste. È stato detto più volte (anche da altre rappresentanze e dallo stesso assessore regionale) che, nel tentare di dare una risposta con il blocco delle aste a coloro che finora non hanno adempiuto al debito, occorre anche tenere conto dei sacrifici affrontati da coloro che - rispettando le norme - hanno restituito le somme. Un altro punto che è stato messo in evidenza è la necessità di chiarire le responsabilità, sia dell'istituzione regionale, sia delle banche. Da quanto è stato in ultimo detto, sembrerebbe che le banche siano i soggetti che, alla fine, hanno beneficiato di tutta la complessità che ha interessato il blocco degli interessi maturati in riferimento alla legge n. 44. Dunque, a mio parere, occorre definire una scaletta delle priorità, per fornire innanzitutto una risposta - cosa che ritengo fondamentale - a quelle aziende che potrebbero riprendere la via della produzione. Bisogna decidere, poi, se tale risposta possa essere data, ancora una volta, con la proposta venuta fuori in questi mesi: ossia, tentando un accordo fra regione Sardegna e banche che conduca a una rimodulazione del debito attuale, dando a queste aziende la possibilità di rimettersi in regola restituendo il debito e, nello stesso tempo, di intraprendere di nuovo la strada degli investimenti e della produzione. Tuttavia mi domando se questa strada potrebbe, in un certo qual modo, riportarci alla situazione denunciata pochi istanti fa, secondo la quale noi individuiamo strumenti e meccanismi, ma poi questi vanno ad alimentare dispositivi non molto chiari e che hanno già permesso alle banche di trascinare nel tempo le situazioni debitorie.
LUCA BELLOTTI. Signor presidente, anche il mio intervento è finalizzato a cercare di comprendere meglio. Chi è sardo capisce e conosce tutti i risvolti di questa storia. Al contrario, noi l'abbiamo appresa solo leggendo i documenti, che, spesso, invece di fornire un apporto di chiarezza, contribuiscono a creare confusione. Se non ho capito male, ci troviamo di fronte a una crisi determinata dal fatto che la regione Sardegna ha versato, magari per risolvere pagamenti di contributi, fondi in aiuto ad operatori del mondo dell'agricoltura. Se tengo conto dei dati che ci sono stati forniti, almeno quelli sommari, la vicenda riguarda dalle cinque alle settemila aziende agricole e oscilla tra i 120 e i 170 milioni di euro. Se prendiamo il massimo dell'esposizione, cioè 170 milioni di euro (anche se la Banca d'Italia dichiara in realtà un'esposizione tripla, poiché parla di 700 milioni di euro), se le aziende agricole interessate sono settemila, l'esposizione, praticamente, diventa pari a circa centomila euro per ciascuna azienda agricola. Vorrei sapere se questa cifra sia vicina al vero o se invece ci troviamo di fronte ad altri numeri. Se questa cifra è stata fornita per intervenire su un conto interessi, anche ipotizzando una quota del 10 per cento, ciò significherebbe che ciascuna singola azienda agricola ha chiesto, in media, finanziamenti per 1 milione di euro. Vorrei avere una conferma oppure una correzione su queste cifre, che mi sembrano assolutamente importanti.
ELIAS VACCA. Signor presidente, ringrazio i rappresentanti delle organizzazioni di categoria per la loro presenza. Vorrei innanzitutto dire che sono qui «in prestito» alla Commissione agricoltura, mentre normalmente mi occupo di altro. Tuttavia, è difficile per un sardo, così come anche per il collega Cogodi, non interessarsi del problema. Vorrei premettere alcune precisazioni agli approfondimenti che farò. Innanzitutto (mi ricollego al primo intervento del rappresentante di Coldiretti) l'impostazione che, fin da principio, abbiamo inteso dare a questa vicenda è che essa non può essere circoscritta ai problemi relativi alle aziende che si trovano a subire attualmente l'esecuzione o che subiscono l'esecuzione o la sofferenza solo come fatto riconducibile alla legge n. 44. Se fosse così, si tratterebbe di un'impostazione sbagliata poiché - anche se, sotto il profilo dei media, la questione è nata in questi termini - con tale impostazione non raggiungeremmo alcun risultato. Fin da principio, invece, abbiamo impostato il problema in modo diverso (più avanti dirò a quali conseguenze questo conduca, in termini di richieste). Gli aspetti da considerare sono tre. Esiste un problema connesso alla variabile tempo, rispetto al quale ho presentato, insieme alla collega Cesini e al collega Diliberto, un emendamento che mirava a espungere la parte finale (nonché il riferimento temporale alle esecuzioni in corso) dell'articolo 47 dell'ultima legge finanziaria (quello che fissa la moratoria e determina la cifra a disposizione). Tale emendamento, tuttavia, non ha avuto seguiti per il semplice fatto che sul testo della finanziaria è stata posta la fiducia. È di tutta evidenza che il problema non si limita alle esecuzioni in corso - lo dico anche per l'avvocato Dore - bensì si estende alle esecuzioni che possono scaturire da pratiche già passate in sofferenza o, comunque, da rapporti contrattuali in essere. La nostra impostazione, quindi, non fissa uno sbarramento temporale, che risulterebbe incongruo - per le ragioni illustrate poc'anzi dallo stesso rappresentante di Coldiretti - per tutti coloro che, come ho già detto in altri interventi, «hanno mangiato pane e cipolle» per pagare i debiti con le banche. L'altro profilo, sottolineato in una precedente audizione dal collega Cogodi, ma che qui riprendo, è quello relativo a chi abbia già subito l'esecuzione. Si pone, cioè, anche un problema, per una questione di equità, nei confronti di chi, impossibilitato a far fronte ai pagamenti, abbia subito l'esecuzione e, per effetto di quest'ultima, abbia perduto l'azienda e i beni personali. Se partiamo dal presupposto che una legge dichiarata illegittima ha creato un meccanismo iniquo, risulta evidente che tutte le conseguenze derivate da quel meccanismo debbono essere ricondotte all'intervento che si fa. Abbiamo poi un problema più generale, sollevato anche dal presidente Piras nel suo intervento. Mi riferisco al problema complessivo del settore agro-pastorale sardo che, sebbene mi sembri opportuno sollevarlo prendendo a pretesto l'occasione della vicenda più clamorosa - cioè quella relativa alla legge n. 44 - evidentemente non può essere circoscritto solo ad essa. Ho dato un'occhiata molto veloce al vostro documento. Mi sembra che sotto il profilo dell'azione, la regione debba legiferare e debba farlo, questa volta, in maniera congrua rispetto al principio di concorrenza affermato in sede comunitaria. Contemporaneamente, però, si deve agire per fare affermare in sede comunitaria un principio analogo a quello che è stato affermato sulla continuità territoriale; ossia che esistono specificità da ammettere in deroga rispetto al principio di concorrenza. Nel caso a cui mi riferisco è stato affermato il principio di coesione territoriale, e adesso siamo nella condizione, dati certi presupposti, di segnare una svolta rispetto alle direttive comunitarie. I punti salienti dell'indagine che questa Commissione sta svolgendo - correggetemi se sbaglio - mi sembrano i seguenti. In primo luogo, esiste un rapporto fra la regione, per il tramite delle banche, e il settore agro-pastorale; tale rapporto soffre di una patologia e non è soltanto limitato alla legge n. 44. In secondo luogo, vi è anche un problema relativo alla capacità delle aziende agricole di produrre utili che, oltre che a mantenere le aziende e le famiglie (molto spesso si tratta di microaziende), dovrebbero servire anche a rifondere i denari prestati, mentre oggi abbiamo un sistema che, oggettivamente - per il rapporto che esiste fra i costi della produzione e il prezzo di allocazione dei prodotti - non funziona. Poiché siamo in presenza di una situazione patologica sotto il profilo del credito e di una situazione di mercato in senso lato che - in presenza di direttive comunitarie del tipo accennato - non ci dà grandissime speranze, a me sembra che una delle richieste che questa Commissione possa fare, è quella di invitare il Presidente del Consiglio dei ministri ad emanare un decreto con cui - constatata la presenza di tutte le condizioni necessarie - si dichiara lo stato di grave crisi del settore agro-pastorale in Sardegna. Se non entriamo in questo ordine di idee, prenderemo provvedimenti che tamponeranno gli effetti della legge n. 44, risollevando temporaneamente la condizione degli allevatori e del prezzo del latte, ma che non affronteranno definitivamente i problemi nella loro complessità. Dal decreto, poi, potrebbero nascere una serie di provvedimenti che, a questo punto, essendo motivati in quanto fondati sul presupposto della qualificazione dell'impresa richiedente come azienda in crisi, risulterebbero non opponibili o cassabili in sede comunitaria. È evidente, infatti, che se si emana un decreto con cui si dichiara lo stato di grave crisi del settore agricolo in Sardegna, l'azienda che - regionalmente - opera in quel settore è in re ipsa in crisi. Non occorre pertanto dimostrare, in sede comunitaria, che ogni singolo provvedimento va giustamente in deroga al principio di concorrenza. Questo è il presupposto per tentare di emettere provvedimenti, dei quali l'articolo 47 della legge finanziaria - seppur da considerare come una importante conquista - è soltanto il primo passo, in quanto in quell'occasione è stato istituito un tavolo trilaterale con regione, Governo e rappresentanti del Banco di Sardegna (o meglio, della Banca popolare dell'Emilia Romagna). In questo tavolo non era, dunque, rappresentato il sistema bancario nazionale, cioè l'ABI (Associazione Bancaria Italiana). E poiché res inter alios acta, l'accordo stipulato fra queste tre realtà non è opponibile a tutti i creditori immessi nelle procedure esecutive e a tutti gli altri istituti di credito. Quindi, dal provvedimento sopra evocato della dichiarazione dello stato di crisi, discendono e si giustificano provvedimenti straordinari e urgenti nella forma del decreto, del tipo di quelli che sono stati adottati, per esempio, per l'emergenza abitativa. Non mi risulta che sia mai stata fatta un'opposizione, o che sia mai stato da qualcuno lamentato che i numerosi decreti di proroga degli sfratti alterassero il mercato immobiliare. Ciò non è avvenuto perché tali decreti si sono sempre fondati su requisiti di necessità e di urgenza relativamente ai quali sono stati emanati provvedimenti, per aree generalizzate, in base al presupposto della tensione abitativa. Se introduciamo il provvedimento di carattere generale, potremmo poi veicolare provvedimenti che, in via di prima approssimazione, siano più lunghi dell'attuale moratoria fino a luglio del 2008 e che, successivamente, siano riferiti non solo all'esecuzione in corso, ma anche ai rapporti contrattuali in essere (almeno fino a quando non si arrivi a stabilizzare nuovamente il sistema degli interessi, il piano di ammortamento dei mutui e le condizioni che consentono alle aziende di ricavare i denari per rifondere i mutui stessi). Concludo ribadendo chiaramente la posizione del mio gruppo: siamo contrari a una soluzione che porti la regione Sardegna, attraverso la SFIRS (Società finanziaria industriale rinascita Sardegna), ad acquistare i crediti e a ripartirli nel tempo. È evidente che, malgrado tutta la solidarietà verso le imprese agricole vessate dalla legge n. 44, non è possibile chiederci di impiegare i soldi dei contribuenti per pagare gli interessi delle banche, qualsiasi sia l'ammontare con cui sono stati riportati in bilancio.
FILIPPO MISURACA. Signor presidente, devo dire che il documento unitario presentato è davvero interessante. Sono molto contento che i rappresentanti regionali, siano venuti qui accompagnati anche dai responsabili nazionali delle tre organizzazioni. L'indagine che questa Commissione sta portando avanti concerne la crisi finanziaria del comparto agricolo, con particolare riferimento alla situazione della regione Sardegna. Tuttavia, nel corso delle nostre audizioni, questa Commissione - lo dico senza polemica, ma solo per informazione al collega che non può saperlo non facendone parte - procederà anche alle audizioni dei rappresentanti delle organizzazioni professionali di Sicilia, Puglia, Basilicata, Calabria e Campania, poiché così avevamo deliberato. Esiste, di fatto, una crisi agricola che non coinvolge solamente la Sardegna, bensì - in modo particolare - le regioni meridionali. Non c'è alcun dubbio che inizialmente abbiamo fatto esperienza, con la legge n. 44 che riguarda la Sardegna, di quell'aspetto mediatico al quale è stato fatto poco fa riferimento. La sensibilità mostrata da tutti i rappresentanti istituzionali è patrimonio anche di questa Commissione, che il 30 ottobre 2007 ha approvato una risoluzione che impegnava il Governo a portare avanti alcune iniziative. Oggi vorrei avere dalle organizzazioni agricole qui presenti un giudizio sulla risoluzione approvata e su ciò che è stato fatto in questi mesi dal Governo. Vorrei sapere se esse ritengano che abbiamo operato, o meno, nel senso giusto. Vorrei avere un giudizio su ciò che è stato fatto dall'attuale Governo nel rapporto con le banche e con gli istituti di credito e sul comma che è stato approvato in finanziaria (avremmo voluto anche noi partecipare al dibattito ma, come è stato detto, è stata posta la fiducia). Vorrei sapere, infine, cosa ne pensino gli auditi della Commissione prevista dalla legge finanziaria (il Governo in carica l'ha appena nominata) per elaborare una proposta di soluzione dei problemi della crisi finanziaria in Sardegna. Ho letto velocemente il documento che le organizzazioni ci hanno consegnato e mi è sembrato di capire che la legge, di cui si chiede l'approvazione, debba essere una legge regionale. Ci sono alcuni punti che, invece, coinvolgono il Governo nazionale: ad esempio, quello che riguarda la revisione della convenzione tra le banche e l' ISMEA (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare). Si tratta di indicazioni che impegnano indubbiamente il Governo nazionale, ma io mi chiedo - anche per capire se possiamo intervenire concretamente - come mai nell'indebitamento di cui si parla venga fatto riferimento solamente alla legge n. 44, all'indebitamento per crisi di mercato e non si parla, invece, dei crediti INPS (Istituto nazionale previdenza sociale) e della famosa vicenda di cui abbiamo tanto discusso. Se riuscissimo a scorporare, per tutte le regioni, gli aiuti (alcuni di competenza regionale, altri di competenza nazionale) per crisi di mercato, ho la netta sensazione - ma vorrei che, su questo punto, mi si aiutasse a capire - che le dimensioni dei crediti per l'indebitamento che le aziende agricole hanno nei confronti dell'INPS risulterebbero notevoli. Un'altra «battaglia» che abbiamo intrapreso, anche in aula, ci ha visto opporci alla cosiddetta compensazione dei finanziamenti o degli aiuti di Stato dell'AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura). Vorrei sapere a che livello si collochi, in Sardegna, questo fenomeno. Anche questo aspetto potrebbe determinare una richiesta di aiuto da rivolgere al Governo nazionale, perché mi sembra difficile che si possa intervenire con un decreto, non soltanto per la Sardegna, ma anche per altre regioni. Occorre capire se esistano difficoltà per gli agricoltori nel settore nella compensazione degli aiuti finanziari che arrivano da Bruxelles. Infine, vorrei sapere se sia mai avvenuto un confronto fra i rappresentanti presenti a questa audizione e il governo regionale sardo; se sia stata fornita una risposta sulla citata proposta di legge; se siano state vagliate le opportunità con Bruxelles, in modo da capire se i contenuti della proposta siano definibili o meno come «aiuti di Stato». È necessario che il governo sardo si attivi, giacché ho la sensazione che senza queste risposte, si possono svolgere quante audizioni vogliamo, ma il problema rimane irrisolto. Noi avremo sviluppato oltremodo il documento relativo alla nostra indagine, ma sul territorio sono proprio le organizzazioni oggi convocate che dovrebbero rispondere.
PRESIDENTE. Do la parola ai nostri ospiti per le repliche.
GIORGIO PIRAS, Presidente della Confederazione italiana agricoltori Sardegna. Signor presidente, nel documento intitolato «La crisi del comparto agricolo della regione Sardegna» che rappresenta l'analisi del documento consegnato con i loghi e le sigle delle organizzazioni che l'hanno elaborato, affrontiamo ad un certo punto la questione della composizione del debito, che non riguarda solo le banche, ma anche i fornitori, i consorzi di bonifica e agrari, l'INPS e l'Agenzia delle entrate. Ciò pone un delicato problema di accesso al credito, a livello generale, che oggi viene indicato con la parola DURC (Documento unico di regolarità contributiva). Io credo che la proposta di legge vada articolata sia a livello nazionale che regionale, poiché ritengo che la competenza per una parte sia della regione. Sull'articolo 47, ribadisco quanto ho già detto prima, non abbiamo espresso un parere negativo, in quanto tale articolo costituiva comunque un punto di partenza e da qualche parte si doveva pur iniziare. Personalmente, come presidente regionale della Confederazione italiana agricoltori, non ho espresso un parere negativo - pur sapendo che l'articolo non avrebbe toccato, se non marginalmente, il problema - in quanto la struttura dirigenziale della mia organizzazione mi aveva confermato che si poteva partire anche in quella maniera. L'importante era che si partisse; il provvedimento in sé non era, di certo, il migliore. Nel nostro documento che abbiamo presentato c'è una parte in neretto dove si dice che - per la nostra confederazione - il provvedimento rappresenta quasi un regalo fatto alle banche, anche perché - fra l'altro - non è vero che le aste sono state fermate. Anzi il giudice dell'esecuzione di Cagliari, la dottoressa Claudia Belelli, - se crede può anche denunciarmi, visto che è un magistrato - in esito all'istanza immediatamente proposta da un agricoltore aderente a questa associazione assoggettato alla procedura di esecuzione con incanto imminente, ha apertamente dichiarato che la menzionata disposizione normativa potrà consentire, anche in esito all'entrata in vigore, le sole procedure esecutive delle quali siano oggetto esclusivamente i finanziamenti della legge regionale n. 44 del 1988 e nelle quali non siano intervenuti altri creditori. Noi siamo partiti da fatti come questo per chiedere, alla Camera di svolgere un'indagine conoscitiva sul sistema dei rapporti bancari. Non ci sono accuse formali, tuttavia - non ricordo bene se fino al 1990 o al 1992 - il Banco di Sardegna e tutte le tesorerie regionali avevano sede nell'assessorato all'agricoltura. Sul documento abbiamo riportato tale informazione e non penso che qualcuno si immagini di smentirci. Il problema fondamentale è che le banche non sono in grado di dire al singolo produttore quale sia il debito reale e a quanto rispettivamente ammontano la quota capitale e la quota interessi. I dati sono falsati non perché non è vero che ogni azienda ha preso centomila o duecentomila euro per fare miglioramenti, ma semplicemente perché - come è stato spiegato più volte - gli interessi sono diventati capitali. La legge n. 44 era una buona legge e ancora lo è, solo che se ne è abusato. Essa non è stata fatta per creare i problemi che poi si sono verificati. Questo documento, forse in maniera un po' raffazzonata, vuole esprimere tale concetto. Noi non siamo tenuti a proporre leggi, ma se ci obbligano a farlo, ebbene lo facciamo. È stato il consiglio regionale, non la giunta, che ci ha affidato questo compito.
CARMINE MASONI, Responsabile dell'ufficio legislativo della Cia. Signor presidente, mi permetta di fare una precisazione: è ovvio che le organizzazioni professionali agricole a livello nazionale hanno ben presente la situazione di indebitamento complessivo del settore agricolo nei confronti delle banche, e non solo di quelle a livello nazionale. Però, per una volta tanto, ubi maior minor cessat.
GIGI PICCIAU, Presidente della Federazione regionale degli agricoltori della Sardegna (Confagricoltura). Credo che nessuno conosca, nei termini esatti, la situazione di indebitamento in Sardegna, perché è terribilmente difficile estorcere alle banche dati precisi. Comunque, si parla di 180-185 milioni di euro, che sono quelli in difficoltà di saldo, e di circa 700 milioni di euro per quanto riguarda la situazione debitoria complessiva. Desidero aggiungere ancora una considerazione che mi è stata suggerita da un intervento che mi ha in qualche modo richiamato certi discorsi che sono stanco di fare e che, quasi, non faccio più. La Sardegna ha vissuto una vita di autonomia e l'autonomia in campo agricolo era fondamentale. Poi qualcuno ci ha portati in Europa, ma ha dimenticato di dire che avevamo l'autonomia. Così, mentre conserviamo la nostra autonomia nei confronti del Governo centrale, a livello comunitario ne siamo sprovvisti. Questi signori (ci hanno fatto proprio un bel regalo!) hanno cercato di rimediare dicendo che l'articolo 145, se non sbaglio, del trattato di Amsterdam come modificato dal trattato di Nizza, propone le isole come territorio assolutamente equiparato a quelli svantaggiati. Infatti, siamo svantaggiati, non solo per il fatto di avere troppa acqua intorno e troppo poca dentro, ma anche perché abbiamo una frammentata proprietà fondiaria e anche ulteriori costi che un recente studio della camera di commercio di Cagliari, commissionato di recente, ha stimato in circa il 25 per cento dei costi del prodotto in entrata e in uscita. Non è poca cosa non tenere conto di tutto ciò. Il nostro governo regionale sa bene quante volte abbiamo fatto questi discorsi nell'ambito di incontri, convegni o audizioni; li abbiamo fatti per scritto, a voce e anche strillando. A mio parere, non c'è la volontà di risolvere il problema. Non ce l'ha il governo regionale e neppure la Comunità europea, la quale oggi fa programmi, a mio parere, molto più idonei per i Paesi dell'area balcanica che non per quelli dell'area mediterranea. Credo che, nelle audizioni che farete con tutti i rappresentanti del settore agricolo del meridione d'Italia, ritroverete più o meno le stesse considerazioni che sto facendo. Questa è la verità: se non si ha la forza, o la possibilità, o la faccia tosta - chiamatela come volete - di andare a Bruxelles e battere i pugni sul tavolo, andremo sempre peggio, poiché non vedo possibile in futuro un recupero dei difetti strutturali che abbiamo; dei 700 milioni; della possibilità di risanamento della situazione debitoria, e peggio ancora, di un ammodernamento della nostra agricoltura, neanche se ci fosse l'appoggio del governo regionale. Non so dire chi debba occuparsene. A Bruxelles non vado, mentre qui sono venuto e sto denunciando il problema. Se non siete in condizione di trovare i passaggi e le leggi adatte, allora vuol dire che avrò perso una giornata in più!
LUCA SABA, Direttore regionale della Coldiretti della Sardegna. Signor presidente, dividerò il tempo a disposizione per la replica con l'avvocato Dore che ci ha accompagnato. Cercherò di rispondere in maniera molto sintetica alle domande poste. Il lavoro della Commissione può essere valutato alla luce della circostanza che, mentre ieri non si parlava di Sardegna e del problema indebitamento, oggi invece se ne parla. È chiaro che si tratta di una valutazione positiva in quanto ora viene posto un problema che esisteva, ma che nessuno denunciava. È un atto di sensibilità, da parte vostra, voler porre i termini della questione, non soltanto legandoli all'indebitamento causato dalla legge n. 44, ma anche allargandoli a tutto il settore agricolo meridionale. È questo, certamente, un problema da valutare e che le nostre organizzazioni, anche a livello nazionale, devono mettere in agenda. È vero, infatti, quanto è stato sottolineato da alcuni intervenuti: oggi si sta producendo con costi di produzione che o sono pari ai ricavi o addirittura li superano. Ad un leggero aumento del prezzo del latte, dei foraggi e delle produzioni, ha corrisposto da un lato un aumento del prezzo delle sementi che ha vanificato in parte i ricavi dei cerealicoltori, dall'altro un aumento dei prezzi delle materie prime e dei mangimi per gli allevatori. È un po' come il gatto che si morde la coda. Esiste dunque un problema che deve essere vagliato. Ma non mi limiterei al solo problema del latte. Abbiamo un settore ortofrutticolo in forte crisi privo di politiche di sviluppo adeguate e un settore del bovino da carne completamente abbandonato. Veniamo quasi tutti da Cagliari, ma parliamo a nome di tutta la Sardegna. C'è un problema legato alla blue tongue, che non consente la movimentazione dei bovini dalla Sardegna al continente, privandoci di un mercato che è sempre esistito. Pensate che, in sette anni, l'esportazione di questi bovini si è più che dimezzata. Sono tutte attività che stanno morendo in silenzio, anno dopo anno, spegnendosi insieme ai nostri contadini che hanno un'età media molto avanzata. Nessuno vuole investire in campagna: questo è ciò che, purtroppo, si sta verificando. L'onorevole Bellotti ha posto una giusta domanda. Ci ha chiesto come si sia arrivati ad avere settemila aziende e 700 milioni di euro di debito. Posso dire, per conoscenza diretta, ma lo potrebbe spiegare bene anche l'avvocato Dore, che l'indebitamento comprende investimenti che partono da mille-duemila euro (letteralmente, solo qualche milione di lire chiesto in prestito su questa o su altre leggi) fino a centinaia di milioni delle vecchie lire, questi ultimi soprattutto per il settore serricolo del cagliaritano, dove gli investimenti si aggiravano intorno ai 600-800 milioni di lire. Il problema dei 700 milioni di euro nasce dal fatto che nell'indebitamento sono compresi gli interessi sugli interessi. Si sommano i denari non pagati dal momento in cui uno ha sospeso i pagamenti, gli interessi di mora e gli altri mutui che si sono aggiunti al mutuo originario. Progressivamente è aumentata l'incapacità a pagare. Concludo precisando che oggi l'esposizione delle aziende in sofferenza o prossime alla sofferenza è di 180 milioni di euro, mentre l'indebitamento complessivo, che comprende chi oggi riesce a pagare, ma è indebitato (e questo è il chiarimento richiesto) a causa del rifinanziamento di mutui sui mutui, è complessivamente pari 700 milioni di euro. La situazione è ratificata non solo da uno studio della regione Sardegna, ma anche da studi condotti dalla Banca d'Italia.
GIOVANNI DORE, Avvocato della Coldiretti. Signor presidente, riguardo al problema posto dall'onorevole Cogodi in materia di prove sul problema anatocistico relativo alla legge n. 44, avevo in precedenza chiesto la produzione di un contratto, proprio perché l'anatocismo è certificato all'interno del contratto e potrà essere esaminato addirittura con le leggi di riferimento precedenti, nonché con i relativi tassi di interesse.
Per quanto riguarda invece il problema, ben più corposo dal punto di vista sostanziale, sollevato dall'onorevole Vacca in materia di rapporti tra regione, Comunità europea e settore agricolo, faccio presente che, purtroppo, il riconoscimento dello stato di crisi rappresenta solamente un punto di partenza. La Commissione europea, infatti, considera aiuti al funzionamento gli aiuti dati alle aziende in crisi. Si deve partire dalla qualifica di azienda in crisi ma, per avere l'autorizzazione, occorre seguire un iter che quasi mai potrebbe essere superato dalle aziende sarde perché non hanno i mezzi per autofinanziare l'eventuale aiuto compensativo. Nel caso della continuità territoriale, si è ottenuto qualcosa per i passeggeri (i semplici cittadini che si devono spostare) mentre in materia di merci non si è riusciti ad ottenere niente. Gli operatori che usufruissero di una continuità per le merci, sarebbero operatori economici che beneficiano di un aiuto. Esiste però una possibilità veramente labile: quella che il Consiglio dei ministri europeo riconosca esenzioni specifiche, per motivi gravi, urgenti e indefettibili. Questo è l'argomento sul quale il Governo italiano potrebbe lavorare, agendo tuttavia in maniera clamorosa, cioè portando all'agenda del Consiglio dei ministri europeo un progetto di esenzione, a tempo, per determinate categorie, o per settori più colpiti dalla crisi. Questo progetto dovrebbe essere votato da tutti i Paesi dell'Unione europea e approvato a maggioranza del Consiglio. Il Governo, in sostanza, dovrebbe annotare questa priorità sulla propria agenda.
PRESIDENTE. Ringrazio tutti i partecipanti e dichiaro conclusa l'audizione. La seduta termina alle 15,30.



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