Sono nato ad Alghero l’8 novembre 1964.
Sono sposato, ho due figli e faccio l’avvocato. Ho collaborato con l’Università di Sassari dal 1988 al 2000.
La mia passione politica e la mia militanza politica risalgono ai tempi del liceo. Nel 1983 sono stato eletto Consigliere Comunale per il PCI ad Alghero (allora il più giovane in Italia). Ho avuto la delega assessoriale alle finanze a 22 anni.
Nel 1998 sono stato rieletto con PRC e ho svolto le funzioni di vicepresidente vicario del Consiglio per l’opposizione.
Nel 2006 sono stato eletto deputato per il PdCI alla cui fondazione nel 1998 ho partecipato.
Vengo da una famiglia di estrazione popolare e sono cresciuto tra operai e artisti. Se posso “datare” la mia vocazione politica faccio riferimento alla vicenda cilena ed al colpo di stato ai danni del Governo Allende. Lo so che era solo il 1973, ma in quel tempo io crescevo nella mia “seconda famiglia” quella dei miei vicini di casa, nella quale c’erano tre giovani operai, uno dei quali sarebbe diventato nel 1974 consigliere regionale del PCI. Così è cominciata la mia militanza negli anni delle medie e del liceo alle feste dell’Unità, al Cineforum con l’ARCI.
Sono cresciuto nel mito di Enrico Berlinguer, sardo come me, e sono stato educato a fare le cose bene, se possibile più che bene e con serietà perché, come diceva il mio vecchio segretario di sezione, ogni giovane comunista poteva, attraverso l’istruzione, sovvertire i rapporti di forza tra le classi. Ancora adesso l’emancipazione delle persone attraverso l’istruzione e la conoscenza sono la mia bandiera.
Forse sono un Comunista-avvocato piuttosto che un avvocato comunista nel senso che la vicenda della mia passione politica e l’inizio della mia militanza hanno radici più profonde della mia scelta professionale.
Ho infatti scelto il mio mestiere perché ho ritenuto che fosse la migliore combinazione possibile tra il guadagnarmi da vivere e la pratica politica che è sempre stata possibile grazie alla libertà (anche dal bisogno) di cui ho potuto godere grazie al mio lavoro.
Anzi, quando mi si prospettò la possibilità di fare il magistrato la accantonai per non voler rinunciare a fare politica attiva.
Il giorno del mio ingresso a Montecitorio mi sono sorpreso a chiedermi: “Cosa si fai qui? Come è accaduto?” In un attimo mi è tornato alla mente quel vecchio segretario di sezione che mi aveva “predetto” un percorso così tutto libri, assemblee di lavoratori e bandiere rosse.


